Dalla peste al coronavirus, a Monreale si prega “u patruzzu amurusu”

Redazione

Cronaca - Tra fede e speranza

Dalla peste al coronavirus, a Monreale si prega “u patruzzu amurusu”
C'è anche chi ha chiesto che il Crocofisso sia trasportato in Cattedrale

20 Marzo 2020 - 11:54

Dalla peste del 1625 al coronavirus del 2020. Forse è esagerato paragonare le due situazioni. Ma pandemia fu quella e pandemia è anche quella del covid-19. A Monreale sono già tantissimi i fedeli che hanno invocato la grazia del Santissimo Crocifisso. E c’è anche chi ha chiesto che il Crocofisso sia trasportato in Cattedrale, così come è avvenuto dall’11 al 19 aprile del 1625. Lo leggiamo in in prezioso documento: “[…] Ultimamente, nel corrente anno 1625, l’11 aprile, quando a causa della siccità, tutti i frutti della terra erano in pericolo, ed anche mentre la peste rattristava la felice città di Palermo e recava anche una certa molestia alla nostra città abbiamo condotto attraverso le vie pubbliche della nostra città il santissimo Crocifisso alla detta metropolitana Chiesa e dal giorno di venerdì in cui uscì dalla sua chiesa fino al sabato della settimana successiva in cui la mattina solennemente e trionfalmente ritornò nel suo tempio, la terra fu talmente ricolma di acqua e di fecondità che per gli altri otto giorni successivi la pioggia non smise, non senza grande comune meraviglia e letizia e non dico solo della nostra città, ma anche della maggior parte di tutto il nostro Regno di Sicilia e anche la peste cominciò a diminuire da quel giorno […].

Dal verbale del 14 aprile 1625 per mano dei Deputati della Sanità si apprende che l’arcivescovo Venero ha mobilitato il popolo in data 11 aprile 1625 ad una solenne processione del Santissimo Crocifisso per chiedere la grazia della cessazione della peste,“[…]da venerdì in qua nel qual giorno Monsignor Arcivescovo fece fare una processione col Santissimo Crocifisso quale speriamo per sua misericordia ci darrà la gratia d’estinguersi il male[…]”. Oggi sarebbe impossibile fare una processione, visti i decreti. Fu proprio questo avvenimento a far nascere la “Festa del 3 di Maggio”.

Infatti, il provvedimento della Deputazione dalla Sanità, presieduta dall’arcivescovo Venero, il 30 aprile 1625, decreta “[…]per ogni strata si faccia foco et luminarie, in honore del Sanctissimo Crucifixo, incominciando da questa sera per tre sere continue, et che li deputati delli quartieri debiano ordinare in ogni strata ci siano almeno tre fochi et luminarie, et similmente si faccia nel lazzaretto[…]”.

Ci sono troppe somiglianze con la peste che sconvolse non solo Monreale, ma gran parte della Sicilia. L’arcivescovo Girolamo Venero, che esercitava contemporaneamente il servizio ecclesiale e il potere civile e penale, nel 1625 in occasione della peste, se da una parte imponeva in modo severo l’isolamento igienico e le quarantene, dall’altra parte raccomandava la pratica delle “quarantore” e il “precetto pasquale” e organizzava una solenne processione del Crocifisso. Nei bandi emanati dall’arcivescovo si minacciava la pena di morte per chi fosse entrato o uscito dalla città senza i dovuti controlli, si ordinava di tenere pulite ed odorose le case, si proibiva soprattutto ai bambini e alle donne di uscire di casa e di girare per la città, si raccomandava di tenersi almeno a dieci palmi di distanza dalle persone contagiate, si controllava perché i generi alimentari avessero un prezzo giusto e modico. Insomma le somiglianze con le disposizioni di oggi sono impressionanti.

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