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Un lenzuolo bianco per ricordare la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo

E’ posato sul quel lettino arrugginito non solo dal tempo, ma dall’odio dei carnefici di cosa nostra. Bianco, ma con tante firme incise dal vivo quasi a voler dire “tranquillo, Giuseppe, ti riscaldiamo noi per non morire mai”. Nella stanza a piano terra, dove oggi sorge il Giardino della Memoria a San Giueppe Jato in Contrada Giambascio e dove fu ucciso Giuseppe, i giovani studenti arrivati da diverse città d’Italia, accogliendo l’invito di Nicolò Mannino e Salvatore Sardisco, presidente e vice presidente del parlamento della legalità internazionale, hanno concluso un momento di preghiera in chiave interconfessionale con un segno tangibile di affetto e di amore verso il piccolo Di Matteo, sequestrato, poi ucciso e sciolto nell’acido.

Un lenzuolo bianco firmato da tutti i presenti e posato sul lettino mentre la copertina veniva omaggiata da un maresciallo maggiore dei carabinieri della stazione di Orta Nova in provincia di Foggia, Paolo Mazzeo che con la moglie Tiziana l’hanno sistemato sul lettino oggi impreziosito anche da un angioletto che tiene la scritta “Giuseppe”. Ad animare il momento di preghiera i giovani dell’Istituto Superiore Francesco Ferrara di Palermo, mentre don Antonio Zito ha parlato a cuore aperto e visibilmente commosso lo ha definito come “un luogo che richiama il sepolcro vuoto”.

“Abbiamo pensato a questo gesto – spiega Nicolò Mannino – per dare un pò di dignità e di rispetto a una stanza terribilmente fredda in cui un bambino chiude i suo 779 giorni di prigionia in modo diabolico e disumano. Lenzuolo e coperta per riscaldare quel corpicino oggi sciolto nell’acido che grida verità e giustizia”. Salvatore Sardisco precisa: “Desidero ringraziare tutte le scuole da Muggio (Monza Brianza) ai piccoli della scuola di Monreale, Pioppo, Palermo e i tanti amici arrivati da Verona, Roma, Lecce, Scisciano, San Vitaliano (Campania ) proprio per condividere un momento di riflessione a favore della vita e dire “no” ad ogni pensiero di odio, di vendetta e di rancore”.

L’amministrazione Comunale di San Cipirello nella persona del primo cittadino Vincenzo Geluso ha posato un fascio di rose bianche, mentre il sindaco di San Giuseppe Jato Rosario Agostaro ha esortato i presenti a ripudiare ogni forma di violenza e cooperare insieme per dare voce alla cultura della legalità, della pace e dello sviluppo del territorio.

 

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