Palermo

Truffa sui rimborsi al Consiglio comunale: sequestro da 200 mila euro

Si erano inventati delle assunzioni per ricevere i rimborsi delle ore lavorative perse per partecipare alle commissioni consiliari. La truffa è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Palermo, che nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica (Dipartimento Pubblica Amministrazione), ha dato esecuzione del Gip, con il quale è stato disposto il sequestro di somme di denaro e beni per un valore di circa 200 mila euro nei confronti di quattro persone, accusate a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in relazione all’indebita percezione di rimborsi erogati dal Comune di Palermo a ristoro di giornate di assenza dal lavoro maturate da consiglieri comunali per la partecipazione a riunioni e commissioni consiliari.

Le indagini hanno fatto emergere il sistematico ricorso a documentazione e attestazioni false al fine di truffare il Comune di Palermo. In particolare G.G. risultava essere stato assunto nel gennaio 2015 con contratto a tempo indeterminato dalla Set Sistemi Elettrici Tecnologici srl (amministrata da sua sorella, A.G.) e, a fronte di tale rapporto di impiego, la Set srl aveva richiesto al Comune di Palermo (e poi ottenuto) il rimborso di circa 60 mila euro. L’audizione di dipendenti effettivi della società ha permesso di appurare come G.G. non avesse mai lavorato per la Set.

Un altro consigliere G.R. risultava essere dipendente di due associazioni (la Fenalca Interprovinciale Sicilia a far data da luglio 2012 e l’Ampi Interprovinciale di Palermo a partire da ottobre 2013), entrambe amministrate da D.I., e, a fronte del rapporto d’impiego il Comune di Palermo aveva erogato rimborsi per circa 136 mila euro. Anche in questo caso le dichiarazioni dei dipendenti reali dell’Ampi sono state fondamentali per accertare che in realtà G.R. non aveva mai lavorato per l’associazione.

La legge regionale 23 dicembre 2000, numero 30 stabilisce che i consiglieri hanno diritto di assentarsi dai loro luoghi di lavoro per svolgere il mandato pubblico e che i loro datori di lavoro hanno diritto di ricevere dall’ente pubblico un rimborso pari a quanto da loro corrisposto per retribuzioni ed assicurazioni per le ore o le giornate di effettiva assenza del lavoratore-consigliere.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che G.G. (classe ’74) e G.R. (classe ‘55), consiglieri comunali nel quinquennio 2012-2017 (G.R. è tuttora in carica), hanno simulato di essere dipendenti di società/associazioni riconducibili rispettivamente ad A.G. (classe ’67) e D.I. (classe ’82), inducendo il Comune di Palermo a corrispondere a queste ultime i previsti rimborsi.

L’individuazione delle posizioni degli indagati è scaturita dalla valorizzazione di alcuni indici di anomalia, con particolare riguardo al fatto che G.G. e G.R. risultavano essere stati assunti da privati successivamente alla loro nomina a consiglieri, circostanza questa che sollevava forti dubbi sulla veridicità dei contratti di lavoro e sulla possibilità che gli stessi fossero stati artatamente predisposti per ottenere dal Comune rimborsi non spettanti.

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