Terrorista pentito parla e scatta il blitz dei carabinieri: 15 fermi tra Palermo e Brescia

Redazione

Palermo

Terrorista pentito parla e scatta il blitz dei carabinieri: 15 fermi tra Palermo e Brescia

Terrorista pentito parla e scatta il blitz dei carabinieri: 15 fermi tra Palermo e Brescia
09 Gennaio 2019 - 09:17

I Carabinieri del R.O.S. Di Palermo stanno eseguendo nelle province di Palermo, Trapani, Caltanissetta e Brescia 15 fermi disposti dalla Dda di Palermo nei confronti di persone accusate di istigazione a commettere delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, ingresso illegale di migranti nel territorio nazionale ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria. L’organizzazione criminale gestiva viaggi a bordo di natanti veloci di piccoli gruppi di migranti tra la Tunisia e l’Italia. Uno dei fermati, un tunisino, istigava al terrorismo, invocava la morte in nome di Allah e faceva apologia dello Stato islamico. Sul suo profilo Facebook sono state trovate foto e video che inneggiavano all’Isis e con immagini di decapitazioni.

L’indagine denominata “Abiad” ha permesso di individuare un’organizzazione transnazionale prevalentemente formata da cittadini tunisini e particolarmente dinamica, in cambio di ingenti corrispettivi di denaro contante (pari a 6000 dinari tunisini pro- capite, circa 2.500 Euro), portava gruppi di cittadini tunisini dalle coste maghrebine a quelle trapanesi, attraverso trasporti marittimi con natanti off-shore, capaci di garantire trasferimenti rapidi e tendenzialmente in grado di eludere gli ordinari dispositivi di controllo.

L’associazione, stabilmente operante in territorio italiano e tunisino curava anche l’espatrio dalla Tunisia di soggetti ricercati dalle locali Autorità e Forze di Polizia e incrementava i propri guadagni con costanti attività di contrabbando di tabacchi, distribuiti nel territorio palermitano attraverso la preziosa mediazione esperita dagli associati italiani. Gli ingenti guadagni ricavati, dopo essere confluiti nella “cassa comune” del sodalizio, venivano in parte riutilizzati per il rifinanziamento della struttura operativa e logistica, come: l’acquisto di nuovi natanti in caso di guasti o sequestri dovuti alle attività delle forze dell’ordine; il pagamento delle spese legali dei membri sottoposti a processo; per gestire l’attività d’intermediazione finanziaria esercitata abusivamente nei confronti dei connazionali tunisini.

La gestione del trasporto da parte dell’organizzazione, oltre ad alimentare i gruppi di clandestini presenti sul territorio nazionale, ha rappresentato una più grave minaccia alla sicurezza dello Stato in ragione delle posizioni radicali pro “Daesh” rilevate in capo a un esponente di vertice dell’organizzazione. Infatti, l’indagine, effettuate anche attraverso un mirato monitoraggio di alcuni profili social, hanno permesso di verificare che uno degli indagati, oltre a svolgere mansioni direttive del sodalizio e a custodirne la “cassa comune”, gestiva, una intensa attività d’istigazione e di apologia del terrorismo di matrice islamista, inserendosi nel network globale della propaganda e promuovendo gli efferati messaggi dell’organizzazione terroristica “Daesh”.

L’uomo operando in perfetta coerenza con le attuali caratteristiche della cosiddetta “Jihad 2.0” – che vede nell’operatività dei “mujaheddin virtuali” un formidabile strumento di radicalizzazione delle masse e propaganda dei dettami del terrore di matrice islamista – si adoperava per la diffusione e condivisione tramite social network di documenti e di materiale video-fotografico volti al proselitismo e alla promozione dello Stato Islamico. Attraverso i vari profili riconducibili all’indagato, oltre alla diffusione dei messaggi, erano chiaramente esaltate le più crudeli attività terroristiche condotte in Tunisia, Iraq, Siria, Medioriente, Europa e Stati Uniti, così come erano curati i contatti con altri profili di altri utenti impegnati nella promozione delle medesime attività terroristiche.

“In tale contesto – spiegano dal Comando – la pericolosità del sodalizio era esponenzialmente amplificata in ragione del fatto che i proventi custoditi nella “cassa comune” dell’organizzazione potevano anche essere utilizzati per fini diversi rispetto a quelli strettamente connessi alle attività perpetrate dalla associazione criminale transnazionale”. Le risorse economiche in parola venivano infatti in parte occultate in proprietà immobiliari e in altra parte depositate in banche tunisine su conti fittiziamente intestati a soggetti residenti in Tunisia, circostanza questa che, per quanto emerso grazie alle intercettazioni svolte, avrebbe suscitato l’attenzione del Battaglione Anti-Terrorismo Tunisino il quale starebbe svolgendo delle investigazioni volte ad accertare la finalità di sospette operazioni finanziarie che vedrebbero coinvolto uno dei fermati.

Dalle investigazioni svolte è anche emerso che l’associazione, dopo alcuni interventi repressivi subiti sia in Tunisia che in Italia, si è sempre dimostrato in grado di rigenerare la propria struttura logistica attraverso l’acquisizione di nuovi recapiti cellulari intestati a terzi e da destinare alle comunicazioni riservate tra gli associati, il reperimento e l’acquisto di nuovi potenti natanti off-shore da utilizzare per i servizi di trasporto e il ripristino dei canali di commercializzazione dei tabacchi contrabbandati, attività questa ultima operata con la preziosa collaborazione di fedeli sodali palermitani.

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