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Wealth management, ovvero come non scherzare con i propri soldi

Se non si è mai sentito parlare di Wealth management, allora sarebbe bene iniziare a preoccuparsi (e ad informarsi a riguardo). In italiano, significa gestione della ricchezza, e già si cominciano a cogliere i motivi della sua importanza. Nella vita si pianifica praticamente tutto, dalla giornata alle vacanze, e naturalmente è fondamentale saper pianificare in maniera quasi scientifica le proprie scelte in campo economico e finanziario. Perché se saltano le vacanze è un piccolo problema, se non quadrano i conti un enorme grattacapo.

La ricchezza si acquisisce attraverso il lavoro e sarebbe davvero un peccato mettere a repentaglio il proprio denaro per imperizia o imprudenza. Per questa ragione, è buona norma affidarsi ad un consulente, un professionista in grado di indirizzare gli investimenti verso mete adeguate alle nostre prospettive di vita. Il tutto avviene in modo molto personalizzato, affinché l’investimento possa conformarsi a ciò che il cliente vuole da esso. Consulenza e gestione, come spiegano gli analisti di Moneyfarm, sono le due parole d’ordine del Wealth management. Naturalmente occorre sempre prestare attenzione al professionista cui ci si rivolge. Esistono i consulenti indipendenti, pagati esclusivamente per il servizio che offrono, e quelli sul libro paga di banche o altri istituti di credito, che benché altrettanto competenti, tendono a proporre gli strumenti finanziari messi a disposizione dalla propria azienda, non necessariamente vantaggiosi per il cliente.

Tutto chiaro? Insomma. Abbiamo capito che cos’è il Wealth management, ma come agisce nel concreto il consulente? E come far fruttare il proprio denaro? Il Wealth management è una realtà consolidata e in espansione (leggi qui il report completo). Il volume di capitale delle prime 25 società di Wealth management nel 2017 riporta la cifra di 10,8 trilioni di dollari, in crescita del 14% rispetto al 2016.

Un lavoratore medio difficilmente può guardare ad un certo tipo di investimento, che richiede sovente un capitale iniziale al di sopra delle sue possibilità. Il capitalismo contemporaneo ha però inventato e messo a disposizione una serie di strumenti per ovviare al problema e creare spazi di opportunità. Uno di questi è il Fondo di investimento comune, una sorta di gigantesco salvadanaio dove confluiscono i risparmi di centinaio o migliaia di risparmiatori. Grazie alla sua natura di raccoglitore, il Fondo consente di accedere ad investimenti altrimenti impossibili per il singolo, e in virtù della diversificazione, riduce notevolmente i rischi connessi alle attività finanziarie.

Esistono diversi tipi di Fondi, che vanno da quelli azionari a quelli obbligazionari (più sicuri), fino agli investimenti relativi ai beni immobili, dal sapore vintage ma sempre molto apprezzati. Una specifica tipologia di fondo è l’ETF, acronimo di Exchange Traded Funded. Rispetto al fondo tradizionale, l’ETF è nato per la quotazione in borsa, quindi è più agile e versatile. Inoltre, avendo una gestione passiva, esso non mira a superare il rendimento di mercato (come fa il fondo), ma si lega ad un indice di riferimento, chiamato Benchmark, e ne riproduce l’andamento, abbattendo i rischi e riducendo notevolmente i costi di gestione (ma anche i potenziali guadagni).

Fonti:
http://blog.moneyfarm.com/it/finanza-personale/wealth-management-servizi-finanziari/?fbclid=IwAR2eClWBwvkk0Vw724lUQH9gji_012QLKGg-CHSBOtPuYHBo2GvBYPr47I4
ttps://www.advisoronline.it/private-banker/numeri-delle-banche-private/47250-wealth-management-ecco-le-prime-25-societa-globali-per-gestito.action?refresh_ce
http://www.wallstreetitalia.com/wealth-management-il-cliente-non-e-piu-lo-stesso/
http://www.fidelity-italia.it/educational-e-tools/guida-ai-fondi
http://www.borsaitaliana.it/etf/formazione/cosaeunetf/coseunetf.htm

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