Palermo

“Invisibili, uccisi dalla mafia e dall’indifferenza”, l’incontro in onore delle vittime che nessuno ricorda

Si è tenuto presso la “Biblioteca Sociale Antonino Agostino e Ida Castelluccio” in via Sgarlata a Palermo, l’incontro “Invisibili, uccisi dalla mafia e dall’indifferenza”. Sono intervenuti, con il coordinamento di Roberto Greco, Massimo Sole, fratello di Gianmatteo Sole ucciso dalla mafia il 22 marzo 1995; Graziella Accetta, madre del piccolo Claudio Domino ucciso il 7 ottobre 1986 e Vincenzo Agostino il cui figlio e la nuora vennero uccisi il 5 agosto 1989.

Scopo dell’incontro era quello di ricordare e dare voce a tutte quelle vittime di mafia di cui non parla nessuno e se non viene alimentato il ricordo nelle nuove generazioni rischiano l’oblio. Dall’inizio del secolo ad oggi, ben 109 bambini sono stati uccisi dalla mafia.

“Una mafia – spiega Biagio Cigno, presidente dell’associazione monrealese antiracket “Liberi di Lavorare” – che qualcuno vuole additare con falso senso dell’onore, come colei che non tocca le donne ed i bambini. Falso. La realtà è tutto l’opposto. La mafia uccide chiunque la contrasti, anche soggetti innocenti ed inconsapevoli, con l’unico torto di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato o che hanno visto cose che non dovevano vedere”.

Toccanti e commoventi le testimonianze dei parenti, che con impegno diffondono il loro messaggio specialmente nelle scuole di tutt’Italia. Gianmatteo Sole, rapito da due falsi poliziotti uno dei quali era Gaspare Spatuzza, torturato, ucciso e il corpo bruciato il 22 marzo del 1995 con l’unico torto di avere avuto una sorella, Angela, innamorata di Marcello Grado figlio del boss pentito Gaetano Grado. Lo stesso Marcello Grado venne ucciso la mattina del 2 marzo 1995 assieme al suo amico Luigi Vullo; altra testimonianza considerevole ed appassionata quella della madre del piccolo Claudio Domino, Gabriella Accetta, ucciso dalla mafia il 7 ottobre 1986 all’età di 11 anni, forse perché aveva assistito inconsapevolmente a qualcosa che non doveva vedere e che a tutt’oggi si aspetta di conoscere la verità; e ancora la testimonianza di Vincenzo Agostino il cui figlio e la nuora (in attesa di un bambino) vennero uccisi all’ingresso della loro abitazione il 5 ottobre 1989. Da allora il padre non si è tagliato più la barba e da solo ha perseguito le indagini per cercare la verità su quella barbara uccisione e su una vicenda nella quale depistaggi, mistificazioni, collusioni con vertici dei servizi segreti, quella verità cui ancora oggi non si è fatto chiarezza.

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