Rubriche

L’acqua (miracolosa) dei cappuccini a Monreale

Vi ho più volte parlato della fissazione che a un certo punto si era impossessata del professore Giacinto Talpa. La fissazione, cioè, di cercare di recuperare dalle memorie magnetiche dei vecchi apparati elettronici informazioni tra le più inverosimili. In realtà il professore non distorceva nulla dei reperti che si andavano affastellando in maniera sempre più confusa, ma tendeva a riportare le cose così come le trovava e, da impeccabile studioso e uomo di scienza, cercava, per quanto possibile, di comprendere, catalogare, interpretare tutto quello che riusciva a tirare fuori da quegli antiquati strumenti. Era così, a volte, che riusciva a trovare le antiche origini di alcuni sorprendenti fenomeni di cui oggi, a distanza di tanti anni, abbiamo perso la memoria.

Una di queste cose è l’attuale, costante, continuo pellegrinaggio presso quella che oggi è conosciuta universalmente come “La fonte dei Cappuccini”. Anche se il nome sembra preso a prestito da un laicissimo bar /tavola calda posto a due passi dal santo luogo, in realtà si riferisce all’arcinoto fenomeno della sorgente senza origine. Abbiamo oggi sotto gli occhi quanto lo strano fenomeno abbia avvantaggiato la comunità del nostro attuale paese. Infatti gran parte delle attività che sono fiorite negli anni consentono a numerosi cittadini di vivere dignitosamente dell’indotto che la fonte ha creato e continua a creare. Oggi tutti sanno quanto il fenomeno sia lontano nel tempo ed è per questo che il mistero che avvolge l’ origine dell’ acqua si è prestato a varie interpretazioni.

Alcune delle ipotesi più accreditate nei secoli riferisce di un non meglio precisato condottiero, che stanco più per le sue innumerevoli scappatelle notturne che per le sanguinose battaglie sostenute, abbattuto dalla stanchezza pare si fosse assopito ai piedi di un vecchio muro. Solo al mattino, immerso in un soffice dormiveglia, pare fosse risvegliato da un senso di leggera freschezza ai piedi, come un dolce solletico di delicate manine di donzella. In realtà durante la notte pare che dal vecchio muro filtrasse dell’acqua che chi la vide definì pura, leggera al gusto e trasparente come acqua, appunto. Il fatto fu interpretato dal condottiero come un inconfutabile segno divino e fu così che decise di dedicarsi, abbandonate le vesti guerriere, ad opere di misericordia e di volontariato.

Un’altra leggenda afferma che in realtà la sacra sorgente fosse stata fortunatamente ritrovata da un pastorello in giro con le sue pecore a che alle sue acque si fossero dissetati sia lui che il numeroso gregge. Ancora una delle leggende parla di una lavandaia che, disperata per la mancanza d’ acqua che purtroppo attanagliava il paese, in giro con la sua cesta di biancheria, non sapendo a che santo votarsi, decise a un certo punto di inginocchiarsi e pregare in quella che oggi si chiama appunto via dei Cappuccini e che una forza sovra terrena, mossa a pietà, cominciò a far zampillare l’ acqua lì dove non si era mai vista.

Il professore Talpa invece ha ritrovato fortunosamente un articolo (leggi qui) che consente finalmente di collocare in un tempo preciso e stabilito il momento in cui il fenomeno si era appalesato. Con ciò non si intende togliere in alcun modo valore o significato sacrale alla fonte, ma semplicemente collocarne la scoperta in un tempo ed in un modo preciso. Folle invece sarebbe cercare di capirne l’origine, perché certamente lo scoprire da dove nasce potrebbe nuocere all’aura di mistero e al fascino del luogo che tanta importanza hanno nell’ attirare tutta la gente che ritrova nella fonte conforto e rimedio alle sue sofferenze. Ecco perché a distanza di tanti anni non si sa ancora di preciso da dove nasca.

P.S. Per chi fosse interessato ecco un’utile indicazione

Share
Published by