Il Pd a Monreale torni (finalmente) a fare (solo) politica. Se ne è capace

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Il Pd a Monreale torni (finalmente) a fare (solo) politica. Se ne è capace

Il Pd a Monreale torni (finalmente) a fare (solo) politica. Se ne è capace

Si sta venendo a creare ancora una volta una situazione quasi al limite del paradosso per il Pd di Monreale. E tutte le difficoltà emergono dopo il voto per il congresso in cui si doveva scegliere uno tra Emiliano, Orlando e Renzi. La questione delle tessere e del rinnovo all’interno del gruppo politico monrealese appare fin troppo chiara e al di là delle considerazioni desunte da vari comunicati stampa o da quanto raccolto in passato dai vari esponenti del partito, a noi sembra fin troppo lapalissiano che sia venuto fuori uno scollamento epocale tra quella che è la base del Pd a Monreale e questa parvenza di establishment che vuole in qualche modo governare e che ha potuto/voluto spostare soltanto un terzo degli iscritti fino ad oggi.

Appare sempre più tragico il fatto che le logiche interne ad un partito debbano risolversi con lettere aperte, comunicati stampa o dichiarazioni sui social travisando invece la necessità di aprire un fattivo dibattito all’interno dei luoghi deputati e questo un po’ denota l’incapacità a creare e gestire un vero gruppo politico attivo da parte della Segreteria che si era delineata. Nelle vicende del partito già i sentori di questi malesseri c’erano sempre stati e si sono acuiti con le ultime due segreterie. Nel dire questo sottolineo che non ricavo alcun compenso nel sostenere queste ipotesi. In maniera del tutto soggettiva e ampiamente non prezzolata, al contrario di altri che invece utilizzando notorietà nei giornali online o in altri eventi, che hanno addirittura ottenuto una nomination per assessorati. Non ci sono mai piaciuti giochi fatti alle spalle degli altri ed è evidente che i generali hanno finto di essere schierati con Renzi per fare convergere invece in massa verso un voto che ha espresso Orlando come vincitore all’interno di queste urne.

Il messaggio è chiaramente rivolto a Palermo e al provinciale. E il mandante di tale operazione probabilmente ha voluto fare un atto di forza di modo che si possa far capire esplicitamente come sia in grado di controllare il partito e di richiedere alla stessa maniera una contropartita al commissario. È molto triste dover registrare la necessità di un ulteriore rimpasto degli assessori. Perché cercare a tutti i costi una candidatura con persone esterne senza il retaggio culturale del Pd, che non rappresentano i valori espressi da questo gruppo partitico e societario, che hanno storie lontane o con poca esperienza nel campo? Questo ci amareggia. Perché il Pd non è fatto da attivisti abituati a cliccare sui social o a fare del qualunquismo la bandiera concettuale, ma io lo ricordo costituito da persone che devono esprimere i bisogni di pancia della base, i bisogni della classe che una volta era operaia e oggi è sempre più media, i bisogni della gente che lavora e che non trova lavoro e in tutto questo meriterebbe attenzione chi ha fatto spesso politica, chi si è assunto la responsabilità per battaglie scomode senza che possa essere nascosta, taciuta o messa da parte l’esperienza e il valore aggiunto di quanto ha portato avanti.

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