Il martire dell’immondizia alle prese con il porta a porta

Sergio Calderaro

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Il martire dell’immondizia alle prese con il porta a porta

Il martire dell’immondizia alle prese con il porta a porta

Vi avevo parlato l’altra volta (Racconto del martire dell’immondizia) di come gli sventurati abitanti del vecchio paese dovessero, per motivi di sicurezza, abbigliarsi per buttare l’immondizia nei cassonetti. Il dialogo che segue, come al solito riscoperto dal professore Giacinto Talpa che ormai conoscete, fa parte di quell’infinita raccolta di diari e testimonianze che il nostro continua con abnegazione e instancabile solerzia a spulciare. Non garantiamo, come sempre, la veridicità di quanto riportato, anche perché, come sapete, certe cose, situazioni o presunti documenti sembrano più opera di burloni inveterati che di cronisti veritieri.

Scena: strada buia nella periferia del vecchio paese nei pressi di un vecchio cassonetto. Ore 19,05 della sera.

Navy seal dell’immondizia uno scopre altro navy seal con le luci spente che tenta di sfuggire all’attenzione in tutti i modi (acquattato nel buio, le luci di posizione spente, muto come un pesce). Lo guarda a lungo sospettoso, poi convinto di averlo riconosciuto, deciso gli rivolge la parola: “Lei Ingegnere, qui a quest’ora?”.

L’altro (mestamente) e un po’ imbarazzato: “Eh sì, purtroppo…”

Il Navy seal 1: “Ma come mai lei viene qui a quest’ora della sera, cosa che augurerei solo al più incallito dei miei nemici, rischiando la vita, lei che abita in uno dei quartieri più prestigiosi del centro città?”

La risposta fu semplicemente: “Nel mio quartiere è iniziata la differenziata…”

Navy seal 1, aggiustandosi il giubbotto catarifrangente: “Non capisco: non è contento? E’ un enorme passo avanti nell’affermazione della civiltà del paese”.

L’ingegnere di rimando: “Sarà… Ma vede il mio problema è un altro. Non le sarà sfuggito che sono avanti con l’età e per me schiodarmi dal divano dopo una insana giornata di lotta, sempre persa, con l’artrosi, non è né facile né piacevole. Io dormo poco; al massimo alle nove sono a letto, sa un po’ come i bambini dopo carosello. Così i primi giorni ho puntato la sveglia e puntuale alle dieci e cinque ero giù coi miei sacchetti pieni di materiali pronti da riciclare e, contento di aver compiuto il mio dovere, sono risalito a casa. Le dirò che a parte qualche difficoltà iniziale questo nuovo orario lo trovo lungimirante perché vero è che in estate alle sette non è ancora buio, ma alle 22 durante la bella stagione, che fra l’altro io sopporto sempre meno, ci sarà più fresco e la nostra amministrazione, che è attenta alla nostra salute, ci mette al riparo da eventuali sempre possibili colpi di calore lasciando che l’ organismo si abitui gradatamente e per tempo prima dell’estate, anche se fuori è buio pesto”.

L’altro, quasi continuando: “E poi vuol mettere la magia del fare il proprio dovere con consapevolezza col freschetto della sera e con la serena complicità del buio fitto delle dieci di sera…”.

L’ingegnere : “Infatti… però vede stasera non me la sentivo proprio di svegliarmi alle dieci. D’altro canto avevo separato tutto: la plastica, la carta, l’acciaio, l’alluminio, l’umido (a proposito secondo lei l’umido e l’organico sono la stessa cosa?) e a un certo punto ho avuto come una specie di flash. Mi sono rivisto a buttare tutto insieme in un bel sacchetto di colore nero funereo di magnifica plastica in un comune cassonetto all’antica. Ho deciso a quel punto di riprovare quell’ebbrezza che mi coglieva quando mi avvicinavo all’impagabile contenitore puzzolente della mia gioventù con un bel saccone di immondizia indifferenziata e sono venuto qui in questo paradiso dei rifiuti dove si può buttare di tutto dopo le sette di sera senza stare ad impazzire nel vagliare, separare, imbustare, conferire, senza oltretutto avere le idee chiare su quello che è possibile e quello che non lo è. Nel sacco che ho appena affidato alla discarica c’è tutto più o meno ben separato ma tutto insieme, come una volta e così fra poco sarò a casa a dormire prima che si facciano le dieci di sera. Se poi considera che questo è perfettamente legale…”.

Fu in quel momento che si udì un tonfo disumano provenire dal cassonetto: qualcuno aveva gettato un enorme sacco dentro al contenitore e ai nostri parve di riconoscere nell’ esecutore del gesto un noto esponente della gente bene, forse un professionista o un alto dirigente, sicuramente proveniente dai quartieri alti del paese; si guardarono stupiti anche se in cuor loro speravano di avere torto.

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