Cronaca

Il Complesso Guglielmo non è del Comune. La notizia che scuote il Palazzo

La notizia è di quella che per un attimo ci lascia senza parole. Soprattutto poco dopo le accuse, infondate, che ci sono state rivolte di dire e raccontare bugie. Come al solito ci atteniamo ai fatti. E anche stavolta lo facciamo per raccontarvi di una situazione che potrebbe sconvolgere per sempre il Complesso Guglielmo. Non solo solo sulla nuova configurazione, ma anche sulla gestione. Rovistando tra le carte abbiamo trovato delle sorprese che vi raccontiamo.

Da molto tempo alcuni consiglieri comunali dicono sottovoce che a loro parere il Complesso non appartenga al Comune, ma mai nessuno ha avuto in mano i documenti per attestare queste affermazioni e noi abbiamo incrociato le nostre ricerche con quelle di uno studio legale palermitano che stava indagando su di un fatto eclatante che costituisce un caso paradossale nelle vicende della cittadina normanna. Da giorni sosteniamo della scarsa efficienza degli apparati dirigenziali della nostra città e lasciamo giudicare il lettore se anche questa volta, per tale vicenda, non si raffiguri lo stesso tipo di problematica.

Bisogna fare un salto al 1994. Sindaco Salvino Caputo che, con un apposito contratto, permette ad un laboratorio di ceramiche, l’affitto di alcuni locali siti tra l’antivilla e la odierna via Torres. Il canone fa ridere: 1.300 lire al mese. Ma nel 1996 tutto cambia all’improvviso e il costo lievita esponenzialmente. Ma prima di arrivare alla questione economica (su cui c’è poco da stare sereni) si apre il nodo del diritto a riscuotere le somme perché pochi giorni fa si presentano dei funzionari della Agenzia delle Entrate a mostrare titolarità proprio di questi locali in uso all’artigiana monrealese. E’ per tale congiuntura che incontriamo lo studio dell’avvocato Maria Costantino con la quale compariamo le nostre “indagini” e ci conferma, in base alle documentazioni in loro possesso, che tutta la stecca del Complesso Guglielmo compresa tra la via Torres e l’Antivilla è di proprietà del Fondo Edifici di Culto spesso individuato dalla sigla FEC.

L’origine del suo patrimonio deriva dalle leggi della seconda metà del 1800 con le quali lo Stato italiano soppresse le proprietà ecclesiastiche. E’ amministrato attraverso una Direzione centrale, affiancata da un Consiglio di amministrazione. Invece a livello provinciale è governato dai Prefetti, difatti se controlliamo nel sito della Prefettura di Palermo troveremo l’intero Complesso Guglielmo II elencato tra il patrimonio indiscusso del Fondo e nel nostro caso l’uso è concesso al Demanio che è l’unico ad avere titolarità alla riscossione di eventuali canoni d’affitto.

Di contro la proprietaria del laboratorio di ceramiche, sino ad ora ha versato circa 130.000 euro nelle casse comunali, e oggi l’amministrazione continua a chiedere circa 30.000 euro per il mancato pagamento degli ultimi canoni di locazione cui aggiungere interessi e spese legali. Il legale palermitano però, aggiungendo il danno alla beffa, ci mostra le ricevute di pagamento di alcuni canoni effettuati per ben due volte e mal conteggiati dai revisori. I documenti sono firmati in calce dal dottor Polizzotto. Infatti l’ufficio di ragioneria ha chiesto insistentemente il saldo di somme che andavano dal 2005 a tutto il 2008 per un totale di circa 26.100 euro senza avere verificato l’avvenuto incasso nei periodi precedenti.

Cosa succede in buona sostanza? Da una parte ci chiediamo in quale contratto sia riportato l’effettivo possesso o l’uso del Complesso Guglielmo al Comune di Monreale (avere le chiavi non significa essere i padroni, ndr). Vorremmo capire anche con quale titolarità sono state eseguite queste locazioni, i lavori di restauro e adeguamento e i cambi di destinazione di uso. Parimenti la gestione delle corti interne (antivilla e villa) è in discussione come la legittimità a introdurre le bancarelle di privati al loro interno. E si deduce che questo getta ombre anche su chi abbia titolarità a staccare eventuali biglietti di ingresso nel nuovo museo e nell’attuale Galleria Sciortino. Ma al momento sono solo scenari possibili che si traccerebbero qualora la tesi dell’avvocato avesse un riscontro.

La prima certezza è che questa mattina il Comune è stato accusato di “indebito oggettivo” per essersi appropriato di locali, tra l’altro destinati a uso didattico, e per i quali si è fatto indebitamente pagare delle notevoli somme lungo un periodo di ben 17 anni. Ci risulta che in precedenza un legale monrealese, nel difendere la famosa artista, aveva insinuato il dubbio che i locali fossero di proprietà diversa dal Comune di Monreale, ma la cosa non aveva avuto più seguito.

Il comune dovrà pertanto provare in modo inequivocabile che i locali sono in sua gestione, uso o proprietà. Dovrà difendersi per dimostrare che l’uso fosse consono e conforme a quanto disposto eventualmente dal Fec (uso didattico/culturale). E qualora l’avvocato Costantino riesca a portare avanti con successo la sua tesi, la titolare della bottega artigianale avrà diritto a riconquistare le somme versate.

E’ ovvio che saranno chiamati a comparire i funzionari dell’Agenzia delle Entrate e un rappresentante del Fec e questi porteranno i documenti in loro possesso che, secondo quanto abbiamo visto anche noi, non citano mai il Comune di Monreale nemmeno nei catastali o nelle visure delle proprietà di quest’ultimo. Da parte nostra continueremo a raccontarvi quello che accadrà nelle aule del foro competente.

Dal canto suo il primo cittadino Piero Capizzi ha prontamente risposto consapevole di queste vicende. Capizzi ha confermato che tempo fa l’ufficio legale del Comune si era espresso per il recupero di somme dovute dalla locazione di tale immobile, ma ovviamente ribadisce che l’intera struttura – a dispetto da quanto riportato dai catastali – è stata affidata con degli atti ufficiali dal Ministero. Il sindaco ovviamente si confronterà con l’ufficio legale per cercare di capire quali siano i particolari contestati, nel tentativo, di fare luce una volta per tutte in merito ai titoli di proprietà del Complesso.

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