Karaoke, offese e falsi scoop: ora diciamo la nostra

“l’articolo di questo ciarlatano è solo una serie di cazzate sparate da un depresso asociale che vuol vedere questo paese come è sempre stato…”

“Ma chi è sto giornalista coglione , fallo scendere un po’ a Napoli “

“quella porcheria di pseudo giornale on line nn lo leggo mai perché mi disgusta. presa dalla curiosità però ho voluto capire .. beh direi che anche stavolta nn si sono smentiti mostrando di quanta meschinità sono capaci.”

“Fanno schifo”

“Sicuramente non diventerà famoso mischino”

“hanno pure il coraggio di parlare certa gentaglia vergogna siete persone infelici e inutili”

“Abbiate più voglia di vivere e meno di rompere i coglioni a chi cerca di divertirsi! “

“Ma circati ri finilla e fate lavorare le persone senza rompere le…………… “

“Caro raimondo occupati di cose piu importanti x la città”

“Che articolo di Merda!!!!!”

“resta il fatto che burgio per me è un coglione… e gli dica di contestarmi l’illecito penale o civile che sia”

Questa è la sintesi di una galleria di complimenti di una certa parte della città offesa per un articolo di costume pubblicato qualche giorno fa. Ovviamente il pezzo in questione non è stato nemmeno compreso a pieno, ma ho deciso di rispondere con questo commento per fare un poco di luce sulla vicenda. A molti è sfuggito il contenuto finale del ragionamento: “Pero è un posto in cui non si viene giudicati perché nessuno è nella posizione di giudicare. C’è una coralità, una compassione umana, senza eguali…”

Continuo ancora:

“Però ho cambiato idea. Se anche a voi capita di stare in giro per Monreale il sabato sera andate immediatamente a vedere lo spettacolo degno della menzione come patrimonio immateriale dell’umanità. Se fossi un medico, accanto alle prescrizioni di paracetamolo e antistaminici, e al posto di una mela al giorno, per levarmi di torno, necessiterei di una serata in pizzeria col karaoke.
Ripeto: Lo raccomando perché, ci si ritrova di fronte un mondo da scoprire. Un’altra dimensione, una realtà sotterranea e sfavillante, un’umanità divertente, divertita, menefreghista… È trash, certo. Ma è questo il punto. Che è inutile spiegare. Andate e verificate. E’ l’estate di chi resta sempre in città, di chi ama i film di Pierino o Franchi e Ingrassia e si nutre di telenovela. Gli altri sconfitti, dissociati e derelitti sono tutti un potenziale serial killer”. 

Partendo da queste frasi, entrando empaticamente in un contesto di vero di relax ho avuto modo di parlare direttamente con chi si è sentito (erroneamente) messo in causa e cioè con i signori Campanella. Ho trovato a dispetto delle ingiurie prima riportate, il piacere di dialogare amabilmente, con estrema civiltà senza mai un momento di criticità dei fatti accaduti e dei fraintendimenti che si sono generati.

Noi con le nostre facce con la capacità di ascoltarci e di leggere siamo riusciti a capirci e ogni pregiudizio è crollato. Tengo a sottolineare che Raimondo Burgio e tutta la famiglia Campanella (peraltro da sempre validi imprenditori) sono usciti da una discussione proficua in cui abbiamo imparato dai nostri errori. Ma questo gli altri “giornali” faziosi non lo diranno e nemmeno mi racconteranno mai che qualcuno si è ravveduto sul proprio profilo Facebook.

Erano parole di apprezzamento per una umanità reale, vera, concreta, senza ammiccanti pretese chic o para culturali. Leggendo tra le righe (ma ormai non siamo abituati a farlo compreso chi ha gratuitamente speculato sul livore contro l’articolo) si gode di un racconto che giocava sul testo e sull’impatto dissonante, certamente voluto e ricercato.

Con tutta la famiglia Campanella si è concordato nel pensare che molti amici hanno travisato i significati lasciandosi andare ad una deriva ingiuriosa e – specie nei commenti qui riportati – al limite della diffamazione perseguibile legalmente.

Contrariamente a quanto suggerito da “certi titoli” sono io a questo punto la parte lesa, perché mai sono scaduto in definizioni inverosimili e offensive che al contrario non sono state calmierate dai gestori dei siti e dei profili Facebook. Ai vari cafoni dal dito veloce rivolgo l’invito a moderare sempre i toni, perché la misura dell’intelligenza è la curiosità, la capacità di leggere le opinioni altrui come di argomentare in modo costruttivo, più o meno goliardico o ironico senza scadere nell’insulto, nell’ingiuria, nella diffamazione e nella violenza verbale tipica dei bulli.

Tanto ci si meraviglia se i nostri ragazzi sono costretti a vivere episodi di violenza e bullismo nei social e nella vita… provate a capire cosa avete cagionato con le vostre parole, con le vostre azioni e al danno per la mia immagine, per la mia vita personale e al giornale. Cosa penserebbero di voi i vostri figli se vedessero il proprio genitore ingiuriato pubblicamente e messo alla gogna gratuitamente?

Si digita nascosti in una cameretta dietro lo schermo di un pc e poi vi sembra di vivere un’altra vita. Non è così, questo atteggiamento prende il nome di vigliaccheria. Molte persone hanno messo in atto  lo stesso tipo di azioni contro i ragazzi che giocano con Pokemon GO appena qualche settimana fa, pensando di suggerire correttivi alla vite altrui. Gli educatori non agirebbero così, ma siamo nell’era digitale in cui amplifichiamo il primo pensiero e non la riflessione.

Qualcuno millanta che dovrei occuparmi dell’immondizia, o di altri fatti più concreti. Peccato che ci siano centinaia di articoli che attestano invece la nostra attività quotidiana quella mia e del giornale con la sua Redazione (si perchè noi abbiamo una Redazione). In merito all’impegno profuso e ai temi trattati solo noi conosciamo i dibattiti interni o le relazioni con la politica che ogni giorno affrontiamo.

Trovate un mio blog (che evidentemente molti disconoscono) all’interno di questa testata che cerca di prendere in considerazione temi inerenti articoli di cronaca, la politica, le condizioni del patrimonio storico-architettonico. Però giacché le pietre e la spazzatura non cantano, non hanno i mezzi per lamentarsi dei miei aggettivi e nella vita reale oltre che virtuale non tutti si occupano realmente del decoro e della vita sociale o della morale politica. A voi tutti auguro serenità e buone letture.

IL COMMENTO DEL DIRETTORE

Ci ho pensato qualche giorno prima di pubblicare la precisazione di Raimondo e “buttare giù” queste due righe. Il pezzo di Raimondo chiarisce tutti i dubbi che molti lettori si erano posti. E in realtà, tra le centinaia di commenti sul pezzo vedrete che molti lettori avevano già colto il senso del nostro pezzo.

Chiariamo: numero 1, nessuno ha mai parlato nel nostro pezzo della famiglia Campanella; numero 2, nessuno ha mai scritto “aboliamo il karaoke” o robe simili; numero 3, nella mia carriera di giornalista professionista non avevo mai visto un “giornale” che smentisce un altro giornale.

Questo succede solo a Monreale, ovviamente, anzi solo da una frangia che si ostina a giocare a fare i reporter di assalto. Ringrazio pubblicamente il collega di Monreale News che si è rifiutato, mi dicono, di pubblicare la lettera scritta dai Campanella. Ovviamente lui conosce le regole per esercitare la professione. Degli altri non parlo. Hanno solo “marciato” sull’onda di una falsa notizia per fare il solito finto scoop ed accaparrarsi qualche click.

Abbiamo già dato mandato ai nostri legali per tutelare l’immagine di Monreale Press, quella di Raimondo Burgio, dei giornalisti e dei collaboratori che lavorano ogni giorno per la nostra testata. In quel pezzo sono apparsi decine e decine di commenti lesivi della nostra dignità professionale che non sono stati moderati. Ho sempre difeso il nostro lavoro e la nostra professionalità. Ma soprattutto ho sempre accettato le critiche, da tutti. Ma non accetto quelle gratuite, senza un senso. Soprattutto da chi parla di deontologia senza sapere nemmeno di cosa si tratta. Da chi vorrebbe fare questo mestiere, ma nella vita fa altro e dovrebbe continuare a farlo. Lo ripeto: l’informazione è una cosa seria e va lasciata a chi la sa fare.

I Campanella avrebbero dovuto inviare a noi la loro lettera: noi avremmo spiegato il senso del nostro articolo. Cosa che, comunque, ha già fatto Raimondo di persona. Per l’ennesima volta, invece, il presidente dell’ordine dei giornalisti di Sicilia riceverà una mia visita: anche stavolta chiederò di far rispettare le regole a Monreale.

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  • Credo che buona parte di chi ha ragliato commenti ingiuriosi contro il sig. Burgio e contro il giornale probabilmente non ha letto tutto l'articolo, tirando delle conclusioni completamente sbagliate, fermandosi alla prima apparenza.
    La gente non ha completamente capito il succo di quell'articolo, spero che capiscano questo articolo, anche se un detto siciliano recita "Cù nasce tunno un pò morire quadrato".

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