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San Cipirello, al ricordo del piccolo Giuseppe Di Matteo anche l'Anps di Monreale

Ricordando il piccolo Giuseppe Di Matteo imprigionato e poi, ucciso dai suoi aguzzini l'11 Gennaio 1996, l'Associazione Nazionale della Polizia di stato Sezione di Monreale, con una nutrita rappresentanza, ha partecipato alla cerimonia organizzata dal centro studi "Parlamento della Legalita", a San Cipirello. Diciotto anni fa, la mafia uccideva, sciogliendone, poi, il corpo nell'acido, il piccolo Giuseppe Di Matteo figlio dell'allora collaboratore di giustizia Santino, boss di Altofonte. Giuseppe fu vittima di una spietata ritorsione nel fallito tentativo di far tacere il padre. Ma la mafia non perdona né dimentica. È questo uno dei rigidi principi, fondamento del suo arcaico codice a cui i suoi adepti prestano fedeltà e cieca obbedienza con cosciente  condivisione dei suoi spietati metodi. Giuseppe venne rapito al maneggio di Altofonte per ordine di Giovanni Brusca notissimo boss della Famiglia di San Giuseppe Jato e venne strangolato dopo 779 giorni di prigionia. Aveva 14 anni. Nel tempo a seguire emerse l'agghiacciante calvario del ragazzo ed il suo inevitabile tragico epilogo dal macabro conclusivo rituale tribale. E, stando al racconto di uno dei carcerieri, il giovane, costretto ad una perenne benda, aveva chiesto di poter ancora vedere il mare. Nella stessa mattinata a seguito di un mesto e sofferto pellegrinaggio, si è raggiunta, attraverso la vecchia ed impervia " trazzera", la casa rurale esistente nella tenuta già proprietà di “Cosa nostra” ed, oggi, "Giardino della memoria" dove Giuseppe Di Matteo subì il martirio e l'oltraggio del suo cadavere . Lì' nel sinistro lager, già prigione e tomba, è stata posta la “Croce del perdono e del riscatto” dono dell'Istituto comprensivo di Apricena (FG) assieme a due "cuscini " di fiori bianchi. Raccolti tutti in un caldo ideale abbraccio attorno all'altare dove si è celebrata la  messa e si è pregato, uniti a tanti bambini; autentica significativa, innocente presenza. “Vorremmo ringraziare la Questura di Palermo – dice Santo Gaziano, presidente dell’Anps di Monreale -, per avere concesso il mezzo per il trasporto delle scolaresche e le Autorità militari,civili e religiose e la banda musicale. L'Anps Monreale non avrebbe potuto senza il supporto e l'ausilio dei succitati, realizzare il suo doveroso progetto”.

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