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Palermo, convince “Il Cortile degli Aragonesi” al Finocchiaro

La superbia della Nobiltà contrapposta alla miseria del popolo, anzi, del popolino, in storie di vita quotidiana incastonate negli anfratti della Palermo del XVIII secolo. Storie d'amore, di intrighi familiari, di gelosie, di ignoranza ed altro. Questo, in sintesi, “Il Cortile degli Aragonesi”, nella versione rivista da Filippo La Porta ed andata in scena la Teatro Finocchiaro di Palermo in due repliche nello scorso fine settimana. Lo spettacolo sotto la regia di Maurizio Bologna e Massimo D'Anna si è fatto applaudire ed apprezzare dal numeroso pubblico che è accorso al teatro del centro storico per vivere la storia di Nofrio (Maurizio Bologna) e Lisa (Katiuska Falbo) ma anche quelli delle rispettive famiglie che vivono in un cortile di proprietà del Barone (Massimo D'Anna) che accompagnato dal nipote Parpaglione (Domenico Scarano) e dallo “spiccia faccende” Calogero (Gaspare Sanzo) vigila in modo più o meno severo su quanto accade augurandosi sempre qualcosa di grosso che “ripulisca Palermo” facendo anche un escursus geografico dell'epoca. La storia, ben articolata, viene alternata da momenti di ilarità grazie alle azioni maldestre di Cosimo (Filippo La Porta) e di Laura (Rosalba Bologna) i genitori mai domi di Nofrio e Lisa, non mancano i momenti di riflessione con i monologhi di Betta (Vanda Dalia Costantino) e di Calogero che raccontano stralci di una vita difficile, quella della stragrande maggioranza del popolo palermitano ridotto a combattere la fame e ad arrabattarsi in ogni modo per sopravvivere. C'è anche lo spazio per ulteriori intrighi con la presenza di Stefano “Sentenza e Giudizio” (Salvo Cambria) e per tanti (comici) equivoci lessicali col Notaio (Pippo Bologna). Tutto inframezzato da poesia e dalla musica del maestro Mario Vella con atmosfere settecentesche avvalorate dai costumi di Domenico Scarano. Ritmi giusti con un siciliano comprensibile (anche per i non siciliani in sala, ndr) grazie ad un cast guidato dal poliedrico Maurizio Bologna nonché dall'eleganza degli altri interpreti in grado di rendere godibile e credibile questa edizione del lavoro reso famoso nella seconda metà degli anni '70 grazie al maestro Ignazio Buttitta alla quale lavorarono Franco & Ciccio. Una “vastasata” rielaborata da Filippo La Porta nel 2006, scritta da autore ignoto capace, però, per i temi trattati, di essere ancora attuale.

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