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Culicchia porta in scena il primo precario della narrativa: ecco "Tutti giù per terra"

È Giuseppe Culicchia, l’autore e il protagonista dell’ insolita performance dal titolo Tutti giù per terra – remixed” che ha fatto sorridere e riflettere la platea della Sala Strehler ieri sera al Teatro Biondo. Lo scrittore torinese ha esordito nel 1994 con il romanzo Tutti giù per terra, da cui è stato tratto l’omonimo film di Davide Ferrario con Valerio Mastrandrea. Vent’anni dopo per la nuova edizione del romanzo sceglie  “un’Anti-Presentazione” in cui i classici momenti della presentazione di un libro vengono sapientemente interrotti e sovvertiti dalla comicità esilarante di Federica Mafucci. La collaborazione tra lo scrittore e la giovane attrice, iniziata lo scorso anno, propone agli spettatori, nei teatri, ma non solo, reading spettacolari del tutto fuori dagli schemi. Sulla scena l’autore da voce ai pensieri di Walter, definito “il primo precario della narrativa italiana”. Era un giovane di vent’anni fa davanti a un futuro privo di prospettive, così diverso e così uguale ai giovani dei nostri anni che attualizzarne la storia diventa un esperimento letterario evidentemente ben riuscito. Le parole, rese assolute protagoniste dal loro creatore, sono cariche di una ironia sottile e dissacrante. Una narrazione vera e attuale articolata in quattro momenti di lettura, cattura il pubblico che annuisce consapevole e accenna sorrisi amari. La gabbia che rende prigioniero Walter la conosciamo bene, ma Culicchia la disegna davanti a noi: la routine di un giovane studente di lettere, fatta di passeggiate senza meta, video e musica on line e di due genitori separati in casa che non si rivolgono la parola, ma lottano per il possesso del telecomando. Perché con la crisi, persino il divorzio può essere un lusso. Ma cosa sarebbe un reading senza una presentatrice? Federica Mafucci, con uno spiccato accento toscano, interpreta Franca, una bizzarra spettatrice seduta in prima fila che si improvvisa presentatrice del reading, varcando la scena direttamente dalla platea. La Mafucci vestita non da uno, ma da ben due impermeabili beige, rende omaggio ad Andrea Brambilla, in arte Zuzzurro e prima ancora ad Harpo dei Fratelli Marx con una comicità a tutto tondo e ben dosata. Gag, equivoci, parodie e assurde incomprensioni con l’autore trasformano quel sorriso amaro in fragorose risate senza distogliere l’attenzione dalla narrazione ma creando con essa un equilibrio dinamico. 

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