La Germania che non voleva il nazismo: ecco il museo della resistenza tedesca

Enrico Miceli

Dall'Italia e dal Mondo

La Germania che non voleva il nazismo: ecco il museo della resistenza tedesca
Riceve migliaia di visite allanno, eppure non è molto conosciuto

06 Aprile 2014 - 13:00

Continua il nostro viaggio “giornalistico” alla scoperta della Germania, grazie ad un nostro amico e collaboratore, Enrico Miceli, che vive lì ormai da anni e ci fa scoprire luoghi, segreti, racconti. Oggi Enrico ha fatto una capatina al museo della Resistenza che si trova a Berlino che fa registrare migliaia di visite all’anno. Ecco il suo racconto e le sue emozioni di quella giornata trascorsa a contatto con la storia.

“Germania !

Vuoi per i media, vuoi per l´approfondimento scolastico, vuoi che alcuni dei nostri nonni che hanno vissuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale sono ancora in vita. Fatto sta che quando si pronuncia Germania, subito gli si associa il nome Nazismo. E questo processo è molto più forte e veloce che non per le associazioni Italia/Fascismo o Russia/Comunismo, nonostante entrambi i regimi siano comunque stati colpevoli allo stesso modo per crimini contro l´umanità. Lo stesso valeva per me, e quando ho scoperto l´esistenza di un Museo della Resistenza Tedesca, sono rimasto alquanto perplesso. “Come?” mi sono chiesto. Eppure non ho mai studiato in nessun libro di storia, neppure al Liceo, di una resistenza tedesca organizzata contro il Terzo Reich. Invece sì, tanto che il Museo della Resistenza Tedesca, a Berlino, nonostante passi in sordina da tutti i media italiani, conta le visite di migliaia di persone da tutto il mondo. Entrando si nota subito un’aria surreale. I corridoi sono pieni di fotografie e di biografie. Centinaia di persone che hanno perso la vita non solo per essersi opposte al regime nazista, ma per avere combattuto attivamente contro il Führer e tutto il suo seguito. È interessante che il Museo sia costruito proprio dove trovò la morte per impiccagione Claus Schenk Von Stauffenberg.

Chi era costui? (passatemi la citazione di Alessandro Manzoni….)

Stauffenberg, ufficiale dell´esercito, fu “colpevole” di aver organizzato con altri alti ufficiali della Wermacht l’attentato contro Hitler del 20 giugno 1944, che fallì. Il film “Operazione Walkiria” del 2008, ricorda proprio il tentativo dell´impresa da parte di questi uomini.

Ma tornando alla nostra visita al museo, leggiamo che solo in Germania, Hitler subì almeno 5 attentati, nel 1933, 1938, 1939,  e i due più famosi dell´ 8 Giugno 1942 e del 22 Luglio 1944. Il numero degli attentati al quale Hitler riuscì a farla franca furono talmente elevati, che lui  stesso cominciò verso gli ultimi anni della sua vita a pensare di essere immortale ed avere il sostegno divino.

La visita è suggestiva, nuova e molto diversa dalle visite ai campi di concentramento. Va contro ogni tua aspettativa, perché fin dalla scuola vieni in un qualche modo indotto a credere che il popolo tedesco seguì il nazionalsocialismo senza fiatare. Invece girando per le stanze del museo, ti accorgi che erano tantissimi i tedeschi che non accettarono quello che succedeva dentro e fuori i Lager Nazisti.

Per farvi un´idea, vi consiglio di visitare il seguente link: http://www.gdw-berlin.de/en/recess/biographies/

Purtroppo il sito può essere letto solo in inglese o in tedesco, ma potrete trovare centinaia di biografie, tutte conservate all´interno del museo, di soldati, medici, funzionari, gente comune che si oppose attivamente al regime, e per questo “pagò con la vita il loro amore per la vita”, come cita una di queste biografie. Conclusioni….  le mie conclusioni. La Storia è sempre scritta dai vincitori, questo ormai l´ho imparato da un pezzo, quindi la verità sarà sempre a metà. Scoprire di una resistenza organizzata, che per anni lottò contro “l´immortale” Hitler, mi ha dato solo un´altra conferma di questo. In ogni periodo storico, in ogni nazione, in ogni impero, ci sono sempre stati gli oppositori dei tiranni, che hanno pagato spesso con la vita la loro opposizione. Ma questi eroi rimarranno sempre nascosti dalla Storia ufficiale dei popoli. Esattamente come un tesoro nascosto: se non lo cercheremo, non lo troveremo mai. Ma forse è più facile accontentarsi di sapere la verità a metà, meno responsabilità, meno sforzo, nessun pericolo”.

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