“Il PNRR arriva alla sua fase conclusiva e adesso occorre avere il coraggio di guardare oltre i miliardi stanziati e misurare ciò che questa straordinaria stagione di investimenti lascerà realmente alla Sicilia. Un territorio non cresce perché ospita temporaneamente cantieri e lavoratori. Cresce se gli investimenti lasciano imprese più forti, occupazione stabile, competenze e infrastrutture” Lo dichiara Pasquale De Vardo, Segretario Generale della FENEALUIL Sicilia, commentando gli ultimi dati sullo stato di attuazione del Piano nell’Isola. “I numeri impongono una riflessione seria. Al 1° luglio 2026 in Sicilia risultano monitorati 46.599 progetti per 12,36 miliardi di euro, ma soltanto il 16,7% delle risorse è associato a interventi classificati come conclusi, contro una media nazionale del 26,2%. Significa che oltre l’83% delle risorse riguarda ancora interventi in corso”.
Per De Vardo, tuttavia, il problema non è soltanto completare le opere. “Dobbiamo porci una domanda molto più scomoda: che cosa resterà alla Sicilia quando terminerà questa stagione straordinaria? Prima i bonus edilizi e poi il PNRR hanno sostenuto fortemente un comparto fondamentale per l’economia dell’Isola. Ma sarebbe un errore confondere questa eccezionale concentrazione di investimenti con uno sviluppo ormai consolidato”. La FENEALUIL sottolinea come anche l’aumento degli occupati registrati nei cantieri debba essere interpretato con attenzione. “Una parte della manodopera impiegata nelle grandi opere arriva da altre regioni insieme a imprese esterne che trasferiscono temporaneamente lavoratori in Sicilia per specifiche lavorazioni. È occupazione vera, che va tutelata e contrattualizzata correttamente, ma non può essere automaticamente considerata crescita strutturale dell’occupazione siciliana. Quando quel cantiere finisce, l’impresa e le maestranze possono lasciare il territorio”.
Ed è proprio questa, secondo De Vardo, la grande sfida del dopo-PNRR. “La Sicilia non può limitarsi a essere il luogo nel quale vengono realizzate le opere. Gli investimenti devono servire a rafforzare le imprese locali, formare lavoratori siciliani, creare professionalità, garantire sicurezza, legalità, buona contrattazione e soprattutto costruire occupazione capace di rimanere anche dopo la conclusione dei cantieri”. A questo si aggiunge il divario nell’attuazione del Piano. I dati territoriali mostrano situazioni molto differenti: Caltanissetta raggiunge il 36,8% delle risorse associate a interventi conclusi, mentre Messina è al 18,7%, Palermo al 17,1% e Catania al 16%.
“Non possiamo permetterci nuove incompiute. Occorre conoscere con assoluta trasparenza quali opere saranno ultimate, quali necessiteranno di ulteriori finanziamenti e quali rischiano di fermarsi. E contemporaneamente bisogna programmare adesso ciò che verrà dopo, senza aspettare che gli attuali cantieri chiudano”. Per FENEALUIL Sicilia la nuova fase deve puntare su manutenzione e messa in sicurezza del territorio, rigenerazione urbana, edilizia scolastica e sanitaria, infrastrutture, recupero del patrimonio abitativo e grandi collegamenti ferroviari, accompagnando gli investimenti con formazione e qualificazione della manodopera.
“La domanda che poniamo alla politica e alle istituzioni è semplice: dopo la stagione dei bonus e del PNRR, quando anche le grandi opere oggi in corso saranno terminate, quante imprese, quanti cantieri e quanti posti di lavoro resteranno davvero in Sicilia? È su questa risposta, e non soltanto sui miliardi assegnati, che dovremo misurare il successo di questa stagione. Un territorio non cresce semplicemente quando ospita un cantiere. Cresce quando quel cantiere lascia lavoro, competenze, imprese, infrastrutture e ricchezza anche dopo che le gru sono andate via. La vera sfida per la Sicilia, quindi, non finisce con il PNRR. Comincia adesso”.




