Dalle estorsioni agli imprenditori al “pizzo” imposto agli esercenti di Sferracavallo, fino al “cavallo di ritorno” sulle auto rubate e a un progetto di assalto armato a un furgone portavalori allo Zen. Sono alcune delle attività criminali ricostruite nell’ambito dell’operazione antimafia “Metus”, per la quale sono stati concessi 16 encomi semplici ai militari del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo. La consegna di parte dei riconoscimenti nella storica caserma “Giacinto Carini”, nel corso di una cerimonia presieduta dal comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo, generale di brigata Piero Sutera.
I 16 encomi, concessi dal comandante della Legione Carabinieri Sicilia, generale di divisione Ubaldo Del Monaco, premiano il contributo fornito dai militari all’operazione “Metus”, sviluppata tra luglio 2021 e l’esecuzione dei provvedimenti cautelari nel luglio 2023. Un 17esimo encomio, concesso invece dal comandante della Legione Carabinieri Calabria, è stato attribuito a un militare per una precedente attività di servizio svolta in quella regione. L’operazione “Metus”, condotta sotto la direzione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo, ha riguardato i vertici e le articolazioni territoriali di Cosa Nostra nel mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale e ha rappresentato il prosieguo delle precedenti inchieste “Teneo” e “Bivio”.
Le investigazioni hanno consentito di ricostruire la riorganizzazione degli assetti criminali dell’area dopo l’arresto dei precedenti reggenti, facendo emergere, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ascesa alla guida del mandamento di uno storico esponente della famiglia mafiosa di Partanna Mondello. L’attività investigativa ha inoltre documentato il controllo del territorio attraverso estorsioni ai danni di imprese edili e richieste mensili di denaro a esercenti di Sferracavallo. Secondo le risultanze investigative, parte dei proventi sarebbe stata destinata al sostegno delle famiglie dei detenuti.
Tra le attività ricostruite anche il cosiddetto “cavallo di ritorno”, con richieste di denaro per la restituzione di veicoli rubati. Le indagini hanno inoltre permesso di smantellare una rete utilizzata per fare arrivare telefoni e Sim fittiziamente intestate ai detenuti, attraverso i quali sarebbero state impartite direttive e rivolte intimidazioni a testimoni. Nel corso dell’attività investigativa è stato anche sventato, secondo quanto riferito dall’Arma, un progetto di assalto armato a un furgone portavalori nella zona dello Zen. Durante la cerimonia il generale Sutera ha espresso il proprio apprezzamento ai militari per la professionalità e l’intuito investigativo dimostrati, invitandoli a proseguire con la stessa dedizione nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata e di tutela del territorio.




