“Bisogna fare di più: bisogna incentivare i nostri agricoltori, specie in questo momento in cui il grano ha un prezzo a nostro avviso troppo basso, rispetto ai costi di produzione che invece sono aumentati”, sottolinea il ministro.
Tra le azioni a sostegno della filiera del grano, un contributo contro il caro fertilizzanti: la riserva di crisi messa a disposizione dall’Unione europea compensa il settore primario per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti, sono allo studio misure per aumentare questo contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro.
Inoltre il ColtivaItalia, in approvazione alla Camera dei deputati, potrà destinare a partire da gennaio 2027 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. Nella legge che garantisce un miliardo di euro in più al settore primario ci sarà una parte dedicata agli investimenti che ammonta, sommando le varie voci, a 300 milioni di euro che potranno essere destinati anche al settore cerealicolo.
Dal 2022 a oggi i contributi dedicati al settore cerealicolo ammontano a 2,5 miliardi di euro. Queste misure comprendono, oltre ai contributi Pac, gli investimenti garantiti con il Pnrr, 533 milioni di euro ai quali vanno aggiunti i 53 milioni del Piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del Fondo Grando duro e i 21 milioni dei distretti del cibo.
Dal punto di vista delle risorse, spiega Filippo Schiavone della Giunta Nazionale di Confagricoltura, “abbiamo chiesto di intervenire su degli strumenti finanziari, abbiamo chiesto di reintrodurre la cambiale agraria e di bloccare i mutui, abbiamo chiesto l’introduzione di un fondo emergenziale, sembrerebbe che il Ministro sia andato in questa direzione. Ovviamente non abbiamo potuto non parlare dei contratti di filiera: per noi restano uno strumento strategico perchè favoriscono la programmazione dell’industria”, garantendo “una serie di approvvigionamenti costanti”. Dall’altra parte, ricorda poi Lollobrigida, “abbiamo anche ragionato su come comunicare meglio alle persone che vanno a fare la spesa qual è la pasta fatta con grano italiano e quella che è fatta con altri grani, perchè possano scegliere liberamente: non vogliamo influenzarli ma grano italiano è meglio”.
Sul grano, aggiunge Alessandro Apolito, capo del Servizio tecnico di Coldiretti, “abbiamo chiesto controlli straordinari con tecniche innovative – come la risonanza magnetica, la mappatura isotopica, la mappa genomica – che possono dirci con certezza da dove arriva quel grano messo dentro la pasta e che devono valere anche come prova in giudizio. Abbiamo denunciato i ‘trafficanti di granò, quei soggetti che rubano agli agricoltori il valore generato dalla filiera” e “abbiamo chiesto di investire sulla ricerca, sugli stoccaggi perchè stoccare il grano di qualità diventa un impegno fondamentale”. Per Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale della CIA, “bisogna tutelare i consumatori della pasta e del grano”, specificando “sull’etichetta della pasta la provenienza del grano. Se il grano viene dal Kazakistan, deve essere scritto “grano proveniente del Kazakistan”, altrimenti il consumatore non può valorizzare la vera produzione italiana. Lavoreremo in questa direzione, il Ministro ha accolto le nostre sensibilità e domani partirà una petizione online per rafforzare” la tutela dei consumatori. Inoltre, aggiunge Tommaso Battista, presidente di Copagri, “abbiamo chiesto che si arrivi a inserire l’ora di educazione alimentare nelle scuole, perchè così finalmente si possa dare modo ai consumatori di riconoscere il prodotto italiano, le sue qualità e quello che va a garantire il benessere alimentare che noi tutti promuoviamo”.
– Foto Masaf –
(ITALPRESS).




