Si è aperto oggi davanti alla Corte d’Assise di Palermo il processo per la strage di Monreale, la sparatoria avvenuta la notte del 27 aprile 2025 che costò la vita ad Andrea Miceli, Massimo Pirozzo e Salvatore Turdo e provocò il ferimento di altre persone. Nel corso della prima udienza, gli avvocati Giada Caputo e Rosaria Messina, che assistono alcuni dei feriti costituitisi parte civile, hanno riproposto la richiesta di chiamare in causa come responsabili civili il comune di Monreale, aggiungendo stavolta anche la Prefettura di Palermo e la Questura di Palermo, sostenendo una presunta responsabilità degli enti in relazione alle misure di sicurezza e di ordine pubblico adottate in occasione della manifestazione durante la quale si verificarono i tragici fatti.
La Corte d’Assise ha tuttavia respinto l’istanza, ritenendola infondata. Una decisione che conferma quanto già stabilito nei mesi scorsi in sede di udienza preliminare, quando analoga richiesta era stata rigettata dal giudice. Alla base della decisione vi è il principio secondo cui il responsabile civile può essere chiamato a rispondere nel processo penale soltanto quando esiste uno stretto collegamento giuridico e funzionale tra la condotta degli imputati e il soggetto chiamato in causa. Secondo quanto già evidenziato nell’ordinanza emessa dal giudice dell’udienza preliminare, tale collegamento non sussiste né per il Comune né per le altre istituzioni indicate dalle parti civili. Eventuali profili di responsabilità degli enti pubblici, infatti, costituirebbero autonome ipotesi che non possono essere esaminate nell’ambito del processo penale a carico degli imputati della strage.
Resta invece confermata la costituzione di parte civile del Comune di Monreale, ammessa nel procedimento insieme ai familiari delle vittime e ad altri soggetti danneggiati. L’amministrazione comunale continuerà pertanto a partecipare al processo per ottenere il risarcimento dei danni subiti dalla comunità monrealese e dall’ente a seguito della tragedia che ha profondamente segnato la città. Con l’udienza odierna entra così nel vivo il processo che dovrà accertare le responsabilità degli imputati per una vicenda che ha scosso l’intera Sicilia e acceso un ampio dibattito sul tema della sicurezza durante gli eventi pubblici.




