Da Manchester a Monreale per rendere omaggio ad Andrea, Massimo e Salvo: il gesto che commuove le famiglie

Redazione

Cronaca - La sorpresa

Da Manchester a Monreale per rendere omaggio ad Andrea, Massimo e Salvo: il gesto che commuove le famiglie
Protagonisti della storia sono due giovani britannici che hanno deciso di mantenere una promessa fatta a se stessi

07 Giugno 2026 - 14:14

Oltre tremila chilometri percorsi per un gesto semplice, ma carico di significato. Da Manchester, nel Regno Unito, fino a Monreale. Non soltanto per visitare il Duomo e il Chiostro, mete che ogni anno attirano migliaia di turisti da tutto il mondo, ma per compiere una tappa speciale: rendere omaggio ad Andrea Miceli, Massimo Pirozzo e Salvo Turdo, i tre giovani monrealesi uccisi nella tragica sparatoria avvenuta lo scorso anno in via Benedetto D’Acquisto. Protagonisti della storia sono due giovani britannici che, durante il loro viaggio in Sicilia, hanno deciso di mantenere una promessa fatta a se stessi dopo avere seguito con attenzione la vicenda attraverso i servizi e gli approfondimenti trasmessi dalla BBC.

La tragedia li aveva profondamente colpiti. Per giorni avevano seguito gli sviluppi della notizia e maturato il desiderio di compiere un gesto simbolico in memoria dei tre ragazzi. Così, una volta arrivati a Monreale, hanno raggiunto il cimitero cittadino per deporre un fiore e raccogliersi in preghiera davanti alle tombe dei giovani. Una visita inattesa che ha suscitato grande emozione, soprattutto tra i familiari di Andrea Miceli, sorpresi nel vedere i due ragazzi inglesi sostare davanti alla sepoltura del loro caro. Alla domanda sul motivo di quel gesto, i due giovani non hanno avuto esitazioni: “Siamo rimasti molto colpiti da questa vicenda. Non si può morire così, a una così giovane età. Per noi era quasi un atto dovuto”, hanno raccontato. Parole semplici che hanno toccato profondamente i familiari e quanti continuano a custodire il ricordo di Andrea, Massimo e Salvo.

Prima di lasciare Monreale, i due turisti hanno assicurato che torneranno ancora in città, portando con sé il ricordo di una comunità che continua a fare i conti con una ferita ancora aperta, ma che oggi ha trovato conforto anche nell’affetto e nella vicinanza arrivati da così lontano. Una storia che dimostra come il dolore, ma anche la solidarietà e la memoria, non conoscano confini.

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