Monreale ieri sera ha alzato lo sguardo verso il cielo e ha visto sé stessa. Non un semplice spettacolo, ma un racconto. Un racconto fatto di luce, memoria e identità che ha attraversato secoli di storia, trasformando la tradizione della Festa del Santissimo Crocifisso in un’esperienza contemporanea, capace di parlare a tutte le generazioni. Il drone show, andato in scena nella notte monrealese, ha accompagnato il pubblico in un viaggio emozionale che ha intrecciato fede, sofferenza, speranza e appartenenza, ricalcando simboli profondamente radicati nella cultura cittadina.
Ad aprire lo spettacolo è stata una riflessione sulla fede, raccontata come luce e mistero, capace da sempre di unire cielo e terra. Poi, come in un grande affresco sospeso nell’aria, i droni hanno disegnato la storia: dalla grandezza della Cattedrale voluta da Guglielmo II fino alla dimensione più intima della Collegiata, luogo di raccoglimento e spiritualità quotidiana . Suggestiva la sequenza della rosa che sboccia, simbolo della devozione che si rinnova ogni anno, seguita da immagini forti come il Crocifisso e la corona di spine, segni di un dolore che attraversa il tempo ma che continua a interrogare e guidare. Non sono mancati i riferimenti al presente, con una riflessione sul mondo contemporaneo, tra sofferenze e conflitti, e il bisogno urgente di non restare indifferenti. L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL VIDEO
Tra i momenti più toccanti, la comparsa della colomba della pace e la parola “PACE” che ha illuminato il cielo, accompagnata da un messaggio universale di speranza. Un passaggio che ha saputo unire spiritualità e attualità, coinvolgendo profondamente il pubblico. Il cuore dello spettacolo è stato dedicato alla devozione monrealese: il richiamo alla peste del 1626 e alla nascita del culto del Santissimo Crocifisso, fino alla tradizionale invocazione “Grazia Patruzzu Amurusu”, che da quattro secoli accompagna la comunità . Un momento particolarmente significativo è stato quello dell’anniversario, con il richiamo ai quattrocento anni di fede e continuità, seguiti dalla celebrazione della festa come espressione viva di un popolo che non dimentica.
Nel finale, tra giochi di luce e colori, il cielo si è acceso in una coreografia che ha lasciato spazio alla riflessione: nulla è perduto, tutto resta nella memoria e nella comunità. A chiudere, lo stemma di Monreale e un cuore pulsante, simbolo di una città che continua a custodire la propria identità e a guardare avanti. E poi la dedica: ad Andrea, Massimo e Salvo,. I tre giovani che non potranno mai più essere dimenticati. Un evento che ha saputo fondere tecnologia e tradizione, innovazione e spiritualità, dimostrando come anche i linguaggi più moderni possano raccontare una storia antica. Perché, come ha suggerito lo spettacolo stesso, quella di ieri sera non è stata soltanto una rappresentazione. È stata Monreale che si racconta.
Di seguito il testo scritto e letto dalla scrittrice monrealese Mariella Sapienza.
DECOLLO DRONI – INTRODUZIONE
Esistono luoghi in cui la terra sembra voler toccare il cielo. Un invisibile disegno fatto di pietra e oro, di legno nudo e vicoli stretti che profumano di storia. Per comprendere il battito di Monreale; bisogna ascoltare l’eco di un progetto che ha radici lontane.
CATTEDRALE
Nel XII secolo, Guglielmo II scelse questo monte per creare un’opera che sfidasse il tempo. Il Re Buono eresse una meraviglia nata per la luce dove il sole entra per baciare l’oro.
COLLEGIATA
Ma per conoscere l’anima più profonda di Monreale, bisogna avere il coraggio di guardare oltre quello sfarzo. Bisogna posare lo sguardo sul legno nudo di una croce, simbolo di un’umanità condivisa. Oltre la città dorata, ci sono i vicoli, le piccole chiese: la Collegiata.
ROSA
La festa del 3 di maggio è profumo intenso, odore di rose che circondano il crocifisso. Sono fiori che profumano di rinnovata primavera, petali che piovono dal cielo nel mese della festa, incarnazione dell’incontro d’amore tra l’umano e il divino. Petali dai balconi inondano le strade; un tappeto per il Cristo di Monreale
CROCIFISSO
Nel 1625, la peste strinse Monreale in una morsa letale. l’Arcivescovo Girolamo Venero, per salvare il suo popolo, Scelse il Cristo degli ultimi della chiesa della Collegiata. Un corpo ferito capace di raccogliere le lacrime di chi si piega sotto il peso della vita.
CORONA DI SPINE
Ma la memoria è fatta anche di mirra e di spine. La Croce è l’attualità spietata di un mondo che produce nuovi crocifissi: i nostri 3 ragazzi strappati alla vita sull’asfalto bagnato di sangue, i popoli schiacciati sotto le macerie dell’odio in un cielo oscurato dalle bombe.
ALI DI LUCE
Portare il Cristo per le strade significa diventare costruttori di una città dove nessuno viene lasciato solo. È una promessa che si rinnova; ogni maggio, Monreale si trasforma in un tappeto di uomini vestiti di bianco. I fratelli sotto la vara sono ali di luce, memoria di una devozione che non conosce stanchezza.
PIANETA
Nel cammino di ogni uomo c’è il perdono cercato, la promessa mantenuta, l’abbraccio stretto al legno di Cristo. Il mondo ha bisogno di donne e uomini responsabili che dinanzi al fratello ferito non restino indifferenti.
COLOMBA PACE
In questo mondo ferito in cui le bombe continuano a uccidere c’è ancora spazio per la speranza? La risposta è nella Croce, nell’abbraccio dei fratelli e del popolo al Cristo di Monreale.
PACE
Nel turbinio degli eventi; la guerra, l’aberrazione, il male di vivere… ogni uomo chiede e invoca la pace. Un desiderio che sale al cielo da ogni popolo.
COLOMBA 2
La pace risiede nell’unica verità, che parla un’unica lingua, che non divide, che rende fratelli: L’amore. La pace è una colomba che attraversa le strade e si eleva al cielo oltre le tenebre per continuare a credere.
GRAZIA
Da 400 anni la gente in preghiera a Monreale percorre le stesse strade, con la stessa lentezza e con gli occhi rivolti verso il Crocifisso. Ogni passo è un grazie al protettore della città, guaritore dalla peste, guaritore dal morbo del male dell’indifferenza. Grazia chiediamo per i mali del Mondo.
PATRUZZU AMURUSU
Nel viaggio del Cristo riecheggia il suono dei piedi nudi che baciano il selciato, il respiro dei fedeli che diventa preghiera. ‘U Patruzzu Amurusu accoglie la voce del suo popolo. Una voce che si rinnova ogni anno e rivolta al legno della Croce chiede la Grazia.
CROCIFISSO
Il Cristo rimane, senza mai sottrarsi, senza mai voltarsi altrove. Accoglie il dolore, lo custodisce e nello scandalo della Croce il sacrificio si fa amore.
ANNIVERSARIO 400
Da 400 anni, il Crocifisso, opera di autore ignoto è il vero battito del cuore di Monreale. Venero lo portò in processione ed è così ogni anno dal 1626. Un rito che si rinnova … una devozione che non conosce stanchezza è il cuore in festa di un popolo intero.
FESTA DEL CROCIFISSO
E nella notte del 3 maggio, il cielo di Monreale esplode. Sono scintille di speranza che illuminano i volti rivolti verso il cielo.
VOLTO DI CRISTO
Il Cristo sulla croce accoglie il peso del mondo senza respingerlo, è incarnazione della verità dell’amore. La Festa del Crocifisso è una festa di resurrezione che mostra Gesù oltre i veli: nell’attesa oltre il sepolcro, nella speranza che mai si spegne.
FUOCHI ARTIFICIO
Monreale non dimentica il patto spirituale dell’Arcivescovo Venero. Un’alleanza per tenere salda la speranza. “Si facciano fuochi, luminarie, et segni di allegrezza”. È il dialogo finale tra la terra e il cielo: la terra offre il suo omaggio, e il cielo risponde con una pioggia di stelle, a dire che la luce vince sempre contro le tenebre.
STEMMA COMUNE
Monreale continuerà a fare festa contro le tenebre del mondo. Con le bande musicali, gli artisti nelle piazze e le luci che accendono ogni balcone. È la festa dei bambini, dei giovani che cantano nei concerti, della comunità intera che non si piega alla morte. Monreale VIVE.
CUORE
Il mondo necessita di voci che cantino un inno d’amore. Monreale ancora dopo 400 anni grida la sua invocazione che squarcia il silenzio della morte e si apre alla vita e alla gioia del cuore.
ANDREA MASSIMO SALVO
E così … nel cielo rimangono scritti i nomi dei nuovi crocifissi, senza che il tempo cancelli la memoria. Nel buio… la luce della speranza. Nella notte… la croce di Cristo… luce per il mondo intero. Sia Grazia… Sia Grazia… Patruzzu amurusu… Grazia!”




