La scuola Morvillo di Monreale scommette ancora una volta sul teatro come strumento di arricchimento culturale e di socializzazione per i suoi studenti. In occasione del secondo incontro con Elisa Parrinello, rinnova la collaborazione con il Teatro Ditirammu, investendo in un percorso educativo e inclusivo che valorizza la tradizione popolare, il gioco scenico e la partecipazione attiva. Dopo l’appuntamento dello scorso 17 novembre, l’istituto ha scelto di puntare nuovamente sulla valenza educativa del teatro, ospitando Elisa Parrinello, direttrice del Teatro Ditirammu e anima del laboratorio permanente Ditirammulab. Questa volta i protagonisti sono stati gli alunni delle classi seconde, coinvolti in un’esperienza che ha unito movimento, racconto, canto e ascolto. L’aula magna “Luigi Caracausi” si è trasformata in uno spazio condiviso, dove ciascuno ha potuto esprimersi senza timore di essere giudicato.
La scelta della scuola non rappresenta un’iniziativa isolata, ma si inserisce in una visione più ampia: considerare il teatro come strumento formativo, inclusivo e aggregante, capace di accompagnare i ragazzi in un percorso di crescita che va oltre la didattica tradizionale. Da anni l’istituto promuove attività culturali che stimolano creatività e motivazione, avvicinando gli studenti alla scoperta di linguaggi espressivi diversi: dalle esperienze in contesti prestigiosi come il Teatro Massimo di Palermo agli incontri con realtà radicate nel territorio, come il Teatro Ditirammu, custode di canti, cunti e tradizioni popolari. Un’offerta formativa che si arricchisce proprio grazie al dialogo tra cultura “alta” e cultura popolare, restituendo ai ragazzi un patrimonio identitario vivo e attuale.
L’incontro ha avuto un segno distintivo chiaro: la partecipazione. L’energia e la versatilità di Elisa Parrinello, affiancata come nel precedente appuntamento da Carlo Di Vita, suo ex allievo e oggi maestro, hanno rapidamente superato quella naturale diffidenza che talvolta accompagna proposte fuori dalla routine scolastica. In poco tempo l’aula si è animata con passi di tarantella, canti, racconti e improvvisazioni. Un modo semplice ma potente per spostare l’attenzione dallo schermo al corpo, alla voce, al gruppo e all’ascolto reciproco. È proprio in momenti come questi che il teatro rivela il suo valore più profondo: educare all’ascolto, favorire la concentrazione, il rispetto dei turni e lo spazio per ciascuno; allenare alla capacità di stare insieme, di divertirsi con poco e di “tenere” una scena anche solo con un gesto o un sorriso.
Particolarmente significativo è stato l’entusiasmo con cui ragazzi e ragazze hanno partecipato. Senza esitazioni, hanno sperimentato quanto proposto, arrivando a contaminare la tarantella con movimenti contemporanei, in un dialogo spontaneo tra passato e presente. Un esercizio che non è solo divertimento, ma anche consapevolezza di sé e capacità di rendere personale un patrimonio culturale condiviso. Alcuni studenti conoscevano già questo approccio perché frequentano il Ditirammulab; altri lo hanno scoperto grazie alla passione trasmessa quotidianamente dagli insegnanti. I docenti, infatti, stanno portando avanti questo percorso anche oltre l’orario scolastico attraverso i laboratori pomeridiani del progetto “Coesione Italia”, trasformando l’interesse per il teatro in un vero cammino di crescita.
Attualmente i laboratori sono tre e coinvolgono circa 60 studenti. Pur sviluppandosi su ambiti diversi, confluiranno in un’unica opera corale di fine anno. Un traguardo condiviso che darà valore all’impegno di ciascuno. C’è il laboratorio di recitazione e drammatizzazione, dove si lavora su voce, ritmo, movimento ed emozioni; quello dedicato alla scenografia e alla costruzione degli oggetti di scena, che valorizza manualità e creatività; infine il coro, dove la collaborazione diventa armonia e ascolto reciproco. Percorsi distinti, uniti da un’idea comune: ognuno può trovare il proprio spazio e il proprio talento.
Durante l’incontro, Elisa Parrinello ha ricordato che le arti performative non sono utili solo a chi sogna di farne un mestiere. Il teatro può diventare uno strumento concreto per conoscersi meglio, riconoscere le proprie emozioni e costruire relazioni autentiche. I benefici si sono visti chiaramente: nel sostegno reciproco tra gli studenti, nel coraggio di mettersi in gioco senza vergogna, nella scoperta che esporsi può essere liberatorio. Il secondo incontro con il Teatro Ditirammu conferma una direzione precisa: la scuola vuole continuare a investire sul teatro come palestra di cittadinanza, luogo di inclusione e crescita culturale, dove la bellezza diventa una competenza da allenare. L’intenzione è proseguire e rafforzare nel tempo la collaborazione con realtà come il Teatro Massimo e il Teatro Ditirammu, perché oggi più che mai la scuola ha bisogno di percorsi in cui voce, corpo e ascolto diventino strumenti per crescere insieme.








