Dopo il voto di sfiducia approvato dal Consiglio comunale, il sindaco di Altofonte Angela De Luca ha affidato a un lungo e articolato intervento in aula il suo saluto alla città, rivendicando il lavoro svolto e respingendo con forza le accuse mosse dai gruppi che hanno determinato la fine anticipata del suo mandato. “Care cittadine e cari cittadini, cos’è per voi la politica?”, ha esordito, ponendo una domanda che ha fatto da filo conduttore al suo discorso. Un intervento dai toni a tratti amari, a tratti orgogliosi, nel quale ha spiegato anche perché non abbia scelto la strada delle dimissioni. “Tre sono i motivi – ha dichiarato – Il primo perché non volevo essere il primo sindaco donna che si dimetteva perché troppo insicura di riuscire a resistere alle pressioni e alle offese; il secondo perché troppi sono i lavori in itinere, i bandi a cui partecipare e le responsabilità assunte nei confronti dei cittadini; il terzo perché con le mie dimissioni il Consiglio sarebbe rimasto in carica”.
Un riferimento diretto alla dinamica politica che ha portato alla crisi. “Lasciare il presidente del Consiglio nella sua funzione, lui l’artefice della crisi politica, lui l’ideatore della mia sfiducia, sarebbe stata un’assurdità – ha affermato – Invece con la sfiducia andiamo tutti a casa e ci rimettiamo al futuro giudizio dei cittadini”. Nel suo intervento non sono mancate critiche ai consiglieri che hanno votato contro di lei. Ha definito “paradossali” alcune motivazioni formali contenute nella mozione, come la mancata presentazione di un nuovo regolamento edilizio o la collocazione di una targa commemorativa. “Ritengo che votare una sfiducia per il fatto che non ho fatto collocare una targa sia totalmente fuori da ogni ragionamento politico-amministrativo”, ha sottolineato.
De Luca ha poi puntato il dito contro quello che considera il vero motivo politico della rottura, in particolare con il gruppo Forza Italia: “La sfiducia nasce perché vi era la pretesa di ulteriore spazio nella Giunta a discapito degli altri assessori. Di ciò nei motivi di sfiducia non c’è alcun accenno, ma è documentato agli atti”. Parole dure anche nei confronti del gruppo Cambiamo Altofonte, accusato di aver condotto “un’opposizione alla persona e non al programma”, e di aver alimentato un clima di scontro anche sui social. Il sindaco ha denunciato le offese ricevute nel corso degli anni, molte delle quali di carattere personale, aggiungendo: “Se fossi stata un uomo non si sarebbe trasceso così in basso”. Nel rivendicare l’operato della sua amministrazione, De Luca ha ricordato tre punti del programma presentato già nel 2017: “Scuole, cimitero decoroso e soprattutto la presenza. Credo di avere rispettato in pieno questi impegni con la comunità”.
“La vostra sfiducia non potrà cancellare queste realtà. Non cancella nove anni di impegno per questa comunità”, ha affermato rivolgendosi ai consiglieri. In chiusura, citando un messaggio ricevuto dal sindaco di Termini Imerese Maria Terranova, ha consegnato all’aula le sue parole finali: “Ripongo in un cassetto la fascia tricolore, ma la dignità no, la competenza no, il coraggio no. Quelli restano cuciti addosso”. “A testa alta si affronta tutto, anche una sfiducia”, ha concluso, ribadendo di aver dato “tutto, umanamente, fisicamente e politicamente” alla sua comunità. Con il voto dell’aula si chiude così l’esperienza amministrativa di Angela De Luca alla guida di Altofonte. Si apre adesso la fase del commissariamento, in attesa delle nuove elezioni.




