Maxiprocesso, 40 anni dopo: la svolta che cambiò Palermo e l’Italia

Andrea Rinaldi

Palermo - L'anniversario

Maxiprocesso, 40 anni dopo: la svolta che cambiò Palermo e l’Italia
A ricordarne il valore il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

10 Febbraio 2026 - 11:32

Ricorrono in questi giorni i quarant’anni dall’avvio del Maxiprocesso alla mafia, uno dei passaggi più importanti della storia giudiziaria e civile del nostro Paese. Un evento che ha segnato una svolta profonda per Palermo, per la Sicilia e per l’Italia intera.

A ricordarne il valore è il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che sottolinea come quel processo abbia dimostrato, per la prima volta in modo chiaro e inequivocabile, che Cosa nostra poteva essere indagata e colpita come un’organizzazione criminale unitaria. Un risultato reso possibile grazie alla straordinaria capacità investigativa, al rigore giuridico e al coraggio civile di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme a magistrati, forze dell’ordine e servitori dello Stato che hanno pagato anche con la vita il loro impegno.

Per Lagalla, il Maxiprocesso non fu solo un evento giudiziario, ma un vero atto di riscatto collettivo, la risposta dello Stato a chi pensava che violenza e intimidazione potessero soffocare la libertà e la dignità di Palermo. Da quel momento, la città ha avviato un lento ma profondo cambiamento culturale fondato sulla legalità, sulla partecipazione e sulla responsabilità civile.

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato l’anniversario con un messaggio pubblicato sui social. La premier ha definito il Maxiprocesso un pilastro della storia italiana, capace di dimostrare che la mafia poteva essere combattuta con la forza della legge e della giustizia. Un passaggio decisivo costruito sul lavoro rigoroso di magistrati e forze dell’ordine e sul coraggio di tanti servitori dello Stato.

Nel suo intervento, Meloni ha ricordato anche Antonino Caponnetto, Falcone, Borsellino e tutti coloro che resero possibile quel processo, sottolineando come il loro lascito insegni che la mafia si combatte con istituzioni forti, credibili e unite. Una lotta che richiede uno Stato autorevole, coerente e presente, capace di non arretrare. Ricordare oggi il Maxiprocesso, concludono Lagalla e Meloni, non è solo un dovere della memoria, ma un impegno sempre attuale: continuare a difendere la legalità, perseguire la giustizia e costruire una società libera dalle mafie.

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