Dopo la denuncia dei genitori di ieri e la replica della dirigente scolastica Patrizia Roccamatisi (leggi questo articolo), non si placano le polemiche attorno al comprensivo Margherita di Navarra, la sezione della frazione di San Martino delle Scale. Ieri, con una nota congiunta, i docenti della scuola monrealese, hanno voluto dire la loro sulla vicenda. Nella lettera, i docenti difendono la scuola come bene comune e respingono le polemiche e le accuse emerse in questi giorni. Gli insegnanti ricordano il percorso di rinascita del plesso, riaperto nel 2017 dopo anni di abbandono e oggi riconosciuto anche a livello istituzionale, e sottolineano la complessità del contesto in cui opera la scuola. Denunciano una deriva del confronto pubblico, alimentata da campagne social aggressive, che rischia di danneggiare il diritto allo studio. Di seguito il testo completo della lettera:
“Il plesso scolastico di San Martino delle Scale, restituito alla Comunità nel 2017, rappresenta oggi uno dei presìdi educativi più significativi del territorio. Un risultato non casuale, ma frutto di un lavoro costante e spesso silenzioso, portato avanti con determinazione dalla Dirigente Scolastica, Patrizia Roccamatisi, e dall’intera comunità professionale dell’Istituto Comprensivo Margherita di Navarra. Chi conosce la storia di questo plesso sa bene da dove si è partiti: anni di disinteresse, effrazioni ripetute, atti vandalici, incuria strutturale, abbandono di spazi e mancanza di tutela di un bene pubblico che avrebbe dovuto essere difeso da tutti. Dal giorno dell’inaugurazione dei nuovi locali, invece, San Martino è stato oggetto di un percorso continuo di rinnovamento: ambienti riqualificati, dotazioni tecnologiche moderne, laboratori, didattica potenziata, progettualità innovative costruite quotidianamente dagli insegnanti. Non è un caso che il plesso abbia ricevuto un encomio da parte del Senato della Repubblica e che, nei primi giorni di febbraio, alunni, docenti e dirigenza saranno ricevuti a Roma. Un riconoscimento che testimonia quanto la frazione di San Martino delle Scale sia viva, presente, capace di esprimere eccellenza educativa anche in un contesto complesso.
Il plesso sorge infatti nel cuore del Bosco di San Martino delle Scale, in aperta campagna, parte del complesso monumentale dell’Abbazia di San Martino delle Scale. Un contesto di straordinaria bellezza naturale, ma anche di oggettiva complessità gestionale. Non tutta l’enorme struttura abbaziale è pertinenza scolastica; non tutte le aree possono essere oggetto di interventi diretti; la natura, viva e pulsante, entra inevitabilmente in contatto con gli spazi abitati. Questo non è degrado: è contesto. E come tale va conosciuto, governato, non strumentalizzato.
Molto è stato fatto dall’Istituzione scolastica in concorso con gli Enti Locali, e molto resta ancora da fare. Ma ciò che preoccupa, oggi, è la deriva del confronto pubblico. La partecipazione delle famiglie alla vita della scuola è un valore imprescindibile, ma deve fondarsi sul bene comune, sulla reciproca collaborazione, non sulla ricerca di visibilità, sulla denigrazione sistematica o sull’oltraggio mediatico. La corresponsabilità educativa non si esercita con campagne social aggressive, con insinuazioni, con pressioni volte a ottenere risultati immediati che solo il lavoro serio e il tempo possono garantire.
La campagna di esposizione e diffamazione mediatica messa in atto da alcune famiglie di San Martino non è lo strumento di partecipazione richiesto a una comunità educante matura. La scuola non ha bisogno di “gendarmeria” per tutelare la salute, la sicurezza e l’intelligenza dei propri alunni: ha bisogno di fiducia, collaborazione, senso di responsabilità.
Le continue richieste di interruzione dell’attività didattica, talvolta accompagnate da comportamenti volutamente allarmistici e simbolicamente violenti, rappresentano una lesione del diritto all’istruzione. Anche l’ordinanza sindacale di chiusura per la giornata del 23 gennaio avrebbe potuto essere evitata: l’intervento di ripristino, richiesto tempestivamente all’Enel, ha consentito già nella mattinata odierna il ritorno di acqua, riscaldamento ed energia elettrica. Si è trattato di un problema di fase elettrica: un’anomalia tecnica che riguarda la distribuzione non equilibrata delle fasi di corrente in un impianto trifase, capace di causare il blocco temporaneo di alcune utenze pur in presenza di alimentazione,
cosa che accade frequentemente anche nelle utenze private della zona, specialmente in inverno. Un guasto risolvibile, come è stato, che ha invece scatenato un putiferio sui social network, alimentato anche da chi, della scuola, sembra apprezzare solo ciò che è comodo e prestigioso: l’Erasmus, gli encomi istituzionali, i Campionati di matematica, i percorsi Stem, la didattica immersiva, le opportunità che fanno titolo e immagine. E invece domani i banchi di San Martino resteranno vuoti nonostante ci siano tutte le condizioni per garantire il diritto allo studio.
I “leoni da tastiera” compaiono puntuali nel momento della denigrazione e scompaiono quando la loro presenza reale, concreta, costruttiva, nella corresponsabilità educativa dei propri figli, diventa necessaria. La scuola, invece, resta. Resta ogni giorno, con i docenti, con il personale, con gli alunni. E continuerà a farlo, anche di fronte al rumore sterile, perché educare è un atto di responsabilità che non teme il clamore, ma chiede rispetto”.




