Il Fondo nasce dal contratto collettivo nazionale sottoscritto da Confindustria e Federmanager. Conta 130 mila iscritti e 310 mila assistiti, perchè ogni dirigente può estendere la copertura al coniuge e ai figli fino al 26esimo anno di età. Nel 2027 il FASI celebrerà i 50 anni di attività. Accanto al Servizio sanitario nazionale, garantisce diverse prestazioni, tra cui odontoiatria, fisioterapia e psicoterapia.
Di fronte all’inverno demografico e all’invecchiamento della popolazione, la risposta del Fasi procede su due fronti: la persona e la sostenibilità economica. “L’obiettivo non è solo vivere più a lungo, ma vivere in salute”, ha spiegato Damele. Il Fondo offre gratuitamente 22 pacchetti preventivi, che considera un investimento: chi li utilizza tra i 30 e i 60 anni chiede, in età avanzata, rimborsi minori.
Sul piano economico, il Fasi punta su investimenti mirati e sul contenimento dei costi: le spese di funzionamento restano sotto l’8%.
Tra le novità degli ultimi tre anni ci sono un servizio di psicologia e interventi sulla socialità, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, per accompagnare il passaggio da dirigente in servizio a dirigente in quiescenza. Con Confindustria e Federmanager sono previsti progetti per mantenere attivi i manager pensionati. Il Fasi è uno dei pochi fondi che garantisce l’assistenza anche dopo il pensionamento.
Damele ha ribadito il valore del sistema a tre pilastri: Servizio sanitario nazionale, sanità integrativa derivante da contratti di lavoro e fondi, assicurazioni. “Non possiamo fare a meno di un Servizio sanitario nazionale che funzioni”, ha sottolineato. Ai datori di lavoro il messaggio è che un dirigente in salute e sempre presente contribuisce al raggiungimento degli obiettivi dell’impresa.
Spazio anche all’intelligenza artificiale. I dati raccolti nel Data Warehouse del Fondo serviranno a elaborare nuovi pacchetti preventivi e a orientare le prestazioni future. Il FASI ha istituito un comitato etico, composto da docenti universitari, che verifica e approva i progetti basati sull’AI: lo strumento, ha precisato Damele, “deve sempre essere governato dall’uomo”.
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