Non ce l’ha fatta Salvatore Giglia, il giovane di 26 anni rimasto gravemente ustionato nell’incendio che domenica scorsa ha devastato parte del territorio di Ciminna. Il giovane è morto questa mattina all’ospedale Civico di Palermo, dove era stato trasferito in elisoccorso dopo essere stato soccorso.
Secondo quanto ricostruito, durante l’incendio Giglia si trovava in campagna e avrebbe cercato di contrastare le fiamme che stavano minacciando la sua abitazione. Nel tentativo di difendere la casa è rimasto gravemente ustionato. Le sue condizioni erano apparse da subito disperate: aveva riportato ustioni di terzo grado sul 90 per cento del corpo.
La notizia della morte del ventiseienne ha profondamente scosso la comunità di Ciminna. Il sindaco Vito Filippo Barone ha affidato ai social il cordoglio dell’amministrazione e dell’intero paese: “Di fronte a una perdita così dolorosa e ingiusta, le parole sembrano non essere sufficienti – ha scritto il primo cittadino –. È difficile accettare che una vita così giovane, con ancora tanti sogni, progetti e speranze davanti a sé, sia stata spezzata così presto”.
Il sindaco ha inoltre annunciato che, in occasione dei funerali di Salvatore Giglia, a Ciminna sarà proclamato il lutto cittadino. “In questo momento di immenso dolore – ha aggiunto Barone – desideriamo esprimere la nostra più sincera vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutte le persone che gli hanno voluto bene e che oggi ne piangono la scomparsa, facendoci interpreti del dolore e della commozione dell’intera comunità”.
Alla famiglia del giovane è arrivato anche il cordoglio del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani. “La morte di Salvatore Giglia, a soli 26 anni, colpisce profondamente tutti noi. Ha perso la vita mentre cercava di difendere la sua terra e la sua casa dalle fiamme. Alla sua famiglia, ai suoi amici e a tutta la comunità di Ciminna esprimo la mia vicinanza e il più sincero cordoglio di tutti i siciliani”.
Il presidente della Regione è intervenuto anche sulle cause dell’incendio, sottolineando che, qualora ne venisse accertata la natura dolosa, i responsabili dovranno essere individuati e puniti con la massima severità. “Chi appicca un incendio non compie una bravata: mette deliberatamente a rischio vite umane, distrugge territori, minaccia case e comunità intere”, ha affermato Schifani, chiedendo “pene esemplari, controlli serrati e un’azione dello Stato inflessibile contro chi usa il fuoco come strumento di devastazione e di morte”.




