Federico II, il dialogo tra culture e il valore della conoscenza. Sono stati questi alcuni dei temi affrontati nel corso del “Convito dello Stupor Mundi“, organizzato da Claudio Lo Voi ed Elisa Gatto di Di Fetta in Fetta il locale di Palermo e ospitato a Villa Magnisi. L’iniziativa ha visto la partecipazione del regista Francesco Lopez, dell’attore Riccardo Scamarcio e del medico radiologo e studioso dei beni culturali Giuseppe Salerno, protagonisti di una riflessione sull’attualità dell’eredità culturale dello Stupor Mundi.
Tra i momenti centrali della serata l’intervento di Francesco Lopez, impegnato insieme a Riccardo Scamarcio nella realizzazione del progetto cinematografico “La Meraviglia del Mondo“, dedicato a Federico II. Un’opera che non si presenta come un tradizionale film storico, ma come un racconto capace di mettere in relazione passato e presente. “Quello che ci interessa è raccontare Federico II nel rapporto con la contemporaneità”, ha spiegato Lopez. Secondo il regista, il pensiero e l’esperienza dello Stupor Mundi conservano ancora oggi una forte attualità, tanto da poter offrire spunti di riflessione sui temi dell’integrazione, del dialogo tra popoli e del ruolo della cultura nella società contemporanea.
Nel corso dell’incontro Lopez ha definito Federico II “un uomo del futuro”, richiamando il ruolo svolto dall’imperatore nel promuovere la conoscenza e nel favorire il confronto tra mondi diversi all’interno del Mediterraneo. All’incontro ha partecipato anche Riccardo Scamarcio, protagonista insieme al regista Francesco Lopez del progetto cinematografico “La Meraviglia del Mondo”. Nel corso della serata l’attore ha raccontato anche la propria esperienza nel mondo del vino, spiegando come la scelta di produrre Pinot Nero in Puglia sia nata dalla volontà di sperimentare e mettere in discussione schemi consolidati, un approccio che ha richiamato il tema dell’innovazione e dell’apertura al cambiamento emerso durante l’incontro.
Come ricordato nel corso della serata da Elisa Gatto, la storia della Sicilia è il risultato dell’incontro tra culture differenti che nei secoli hanno contribuito a costruirne l’identità. Un tema che richiama anche Monreale, il cui Duomo rappresenta una delle più alte espressioni della sintesi tra culture che caratterizzò il Regno di Sicilia. Non tutti ricordano inoltre che l’arcivescovo monrealese Caro (o Carus) fece parte della reggenza del giovane Federico II durante la sua minore età, testimonianza di un legame storico tutt’altro che marginale tra la città normanna e la vicenda federiciana. Tra gli interventi più apprezzati anche quello di Giuseppe Salerno, noto per le sue attività di ricerca che applicano la diagnostica per immagini allo studio di opere d’arte e reperti storici. Il suo contributo ha richiamato il valore della ricerca e della conoscenza come strumenti indispensabili per comprendere il passato e interpretare il presente. A oltre sette secoli dalla sua morte, Federico II continua a offrire spunti di riflessione sul dialogo tra culture e sul ruolo della conoscenza nella società.




