Secondo l’esperta, durante l’infanzia, nella fascia d’età compresa tra i 4 e i 7 anni “è possibile comunicare il concetto chiave che attraverso il denaro si possono acquistare beni e servizi. E’ questo inoltre il periodo in cui molti bambini amano giocare “al mercato”, utilizzando riproduzioni in plastica o in legno di frutta e verdura e della cassa del supermercato”. Durante il periodo della scuola primaria “è possibile affrontare il tema del risparmio vero e proprio assegnando ogni settimana un piccolo importo in moneta (la prima “paghetta”): sarà il bambino a dover scegliere se spendere tutto per acquistare ogni settimana caramelle o piccoli giochi in edicola oppure se conservare tutte le somme in vista dell’acquisto di un gioco più grande e costoso”.
Durante l’adolescenza, quindi dopo gli 11 anni, “la paghetta può diventare mensile e potrà essere usata per gestire le spese più importanti (cellulare, uscite) – sottolinea l’esperta -. Le esigenze di spesa, a quel punto, saranno leggermente più articolate e dovranno essere valutate con maggiore attenzione da parte del minore. In questa fase il concetto di accantonamento in visto di un obiettivo più grande può essere spiegato dal genitore con esempi concreti”.
Dato che l’esempio conta spesso più di mille parole, il suggerimento è quello di far sperimentare ai ragazzi il “costo delle cose”: è molto educativo rendere partecipi i figli in occasione di acquisti importanti o quando si fa la spesa. “In questo modo capiranno che dietro ogni scelta c’è un costo e che non tutto è scontato”.
In sintesi, l’educazione finanziaria in famiglia è un investimento a lungo termine, non solo per il futuro economico dei figli, ma anche per la loro crescita personale. “Ogni spunto può essere valido se usato per insegnare il valore del denaro, il concetto di responsabilità e l’importanza della pianificazione – si conclude così il dossier -. I genitori che affrontano questo percorso con i propri figli stanno regalando loro un’eredità ben più preziosa di qualsiasi bene materiale: la capacità di gestire il proprio destino finanziario e la consapevolezza che è doveroso farlo”.
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(ITALPRESS).





