di Tommaso Brancato*
Il libro di Franco Garufi, appena pubblicato, rappresenta un’interessante occasione di riflessione sulla Sicilia e sulle vicende politiche dell’Isola, a partire dall’approvazione dello Statuto speciale fino ai giorni nostri, con particolare attenzione agli ultimi 25 anni. L’analisi dei fatti e le valutazioni contenute nel testo evidenziano, ancora una volta, l’impegno politico e sindacale dell’autore: un intellettuale moderno, forte di un’esperienza maturata in molti anni e dotato di equilibrio di giudizio. Il tutto senza eccessi di allarmismo, ma con obiettività e coerenza nell’individuare contraddizioni e paradossi della politica siciliana.
“Frammenti per la Sicilia”, pubblicato da Navarra Editore (141 pagine, 15 euro), offre numerosi spunti di riflessione non solo sul passato dell’Isola, ma anche sulle prospettive economiche e sociali future. In definitiva, l’autore ricorda come il destino della Sicilia continui a giocarsi tra enormi potenzialità e l’immobilismo strutturale di una parte della classe politica. In questo senso, appare condivisibile l’analisi di una realtà ancora prigioniera di un modello di sviluppo incompleto, nonostante le ingenti risorse ricevute nel tempo, prima dallo Stato e poi, più recentemente, dall’Unione Europea.

Particolare attenzione è dedicata al tema della spesa pubblica e alla qualità degli interventi realizzati, con il richiamo ai dati contenuti nelle relazioni della Corte dei conti in occasione del giudizio di parifica dei rendiconti della Regione siciliana. Da anni, la Corte dei conti evidenzia la scarsa efficacia delle politiche di coesione, incapaci nel complesso di raggiungere gli obiettivi prefissati. Su questo fronte, Garufi individua diverse cause della limitata efficacia nell’utilizzo delle risorse comunitarie, a partire dall’eccessiva frammentazione degli interventi e degli obiettivi, spesso orientata alla ricerca del consenso. Un fenomeno che l’autore definisce “politica del ciclo breve del consenso”.
L’inefficacia della spesa, inoltre, non deriva soltanto da una debole capacità di programmazione, ma anche dalle carenze degli apparati nella fase attuativa degli interventi. Emblematico è il fenomeno, ricorrente, della concentrazione della spesa a fine ciclo, con effetti negativi. Secondo i dati della Corte dei conti, ricorda Garufi, una quota significativa dei progetti finanziati dal Fondo europeo di sviluppo regionale è stata utilizzata per opere già previste nei bilanci di Comuni e Regione, riducendo così l’effetto aggiuntivo delle risorse.
In un contesto in cui la spesa per investimenti diretti della Regione si è progressivamente ridotta ai minimi termini, le prospettive future rischiano di essere ulteriormente compromesse. Anche perché si prospetta una progressiva diminuzione dei fondi europei, destinati sempre più ad altre aree geografiche. Altro tema centrale dell’analisi è quello della legalità e della lotta alla mafia, con particolare riferimento ai settori della sanità e del ciclo dei rifiuti. La cronaca recente ha confermato la gravità di determinati rapporti e comportamenti illeciti. Emblematiche, in questo senso, le parole dell’autore: «Le mafie cambiano, ma la politica resta lenta», un dato che ricorre nella storia giudiziaria dell’Isola.
*Magistrato della Corte dei conti, già presidente della Corte di giustizia tributaria di Palermo




