Diego Matheuz atteso sul podio dell’Orchestra Sinfonica Siciliana per la sesta sinfonia di Gustav Mahler

Redazione

Sicilia by Italpress

Diego Matheuz atteso sul podio dell’Orchestra Sinfonica Siciliana per la sesta sinfonia di Gustav Mahler

26 Gennaio 2026 - 10:46

PALERMO (ITALPRESS) – Grande attesa per il prossimo appuntamento della 66ª Stagione concertistica dell’Orchestra Sinfonica Siciliana con il ritorno sul podio di Diego Matheuz, impegnato nella monumentale Sinfonia n. 6 in la minore “Tragica” di Gustav Mahler, in programma venerdì 30 gennaio alle ore 20.30 e sabato 31 gennaio alle ore 17.30 al Politeama Garibaldi. Un’opera-simbolo del primo Novecento, vertice del sinfonismo mahleriano e sfida interpretativa per orchestra e direttore, chiamati a confrontarsi con una partitura che rivela una visione del mondo cupa e senza redenzione. Composta tra il 1903 e il 1905, negli anni in cui Mahler era direttore dell’Opera di Vienna, la Sesta Sinfonia nacque paradossalmente in un periodo di apparente serenità personale. Come ricordano le note di sala di Riccardo Viagrande, il compositore lavorò a quest’opera durante i soggiorni estivi a Maiernigg, in Carinzia, sulle rive del Wörthersee, circondato dall’affetto della moglie Alma e delle figlie. Eppure, nonostante questo contesto luminoso, la Sinfonia n. 6 si distingue per una visione pessimistica, tanto da guadagnarsi già in vita il soprannome di “Tragica”.

Alban Berg la definì “la sola Sesta, nonostante la Pastorale”, cogliendone la radicalità espressiva e l’assenza di qualunque consolazione finale. Seconda delle cosiddette Instrumental-Symphonien – insieme alla Quinta e alla Settima – la Sesta segna una tappa decisiva nel percorso di Mahler verso una concezione sinfonica totalmente svincolata dal testo e dalla voce ma capace di contenere, come egli stesso affermava, “un mondo intero”. Un mondo, tuttavia, dominato dal conflitto, dalla marcia inesorabile del destino e da presagi di catastrofe che la biografia successiva del compositore avrebbe reso tragicamente reali: la morte prematura della figlia Maria Anna, l’abbandono forzato dell’Opera di Vienna, la malattia cardiaca che lo avrebbe condotto alla morte pochi anni dopo. Il primo movimento, “Allegro energico ma non troppo”, si apre con una marcia implacabile che imprime fin da subito il carattere dell’intera sinfonia. La forma-sonata, resa esplicita dal segno di ritornello, è costruita sul contrasto tra un tema minaccioso e un secondo tema di intensa cantabilità, definito dallo stesso Mahler “tema di Alma”.

Da questo dualismo nasce un conflitto drammatico che attraversa lo sviluppo e la ripresa, interrotto solo da episodi visionari, come l’apparizione dei campanacci, evocazione di un paesaggio alpino sospeso e irreale. Particolarmente significativa è la questione dell’ordine dei movimenti centrali, tema che ha alimentato un dibattito musicologico tuttora aperto. Mahler concepì inizialmente questa Sinfonia con la successione Scherzo-Andante, ma poi decise di invertire l’ordine, collocando l’”Andante moderato” al secondo posto e lo “Scherzo” al terzo. Questa seconda disposizione, adottata nelle ultime revisioni e nella partitura definitiva, è quella generalmente seguita oggi ed è quella scelta da Matheuz per i concerti palermitani. Tale inversione non è priva di conseguenze espressive: l’Andante assume il ruolo di fragile oasi lirica, un momento di sospensione e di apparente pace, mentre lo Scherzo, con il suo carattere deformato e inquietante, infrange ogni illusione, trasformando il tradizionale Ländler in una danza spettrale. Qui Mahler destabilizza deliberatamente la percezione ritmica, alternando metri ternari e binari e facendo riaffiorare, come fantasmi, motivi del primo movimento.

Il Finale, il movimento più ampio e complesso dell’intera produzione mahleriana, rappresenta il cuore tragico dell’opera. Costruito su tre idee tematiche principali – una marcia funebre, un tema appassionato e uno più rarefatto e visionario – culmina nei celebri colpi di martello, simbolo della sconfitta dell’eroe e dell’annientamento di ogni speranza. Mahler stesso ne ridusse il numero nelle revisioni successive, temendo forse la forza profetica di questi gesti sonori, che sembrano abbattere definitivamente il mondo costruito dalla sinfonia. A guidare l’Orchestra Sinfonica Siciliana in questa impegnativa esecuzione è Diego Matheuz, direttore venezuelano tra i più autorevoli della sua generazione. Formatosi all’interno di El Sistema sotto la guida di José Antonio Abreu e perfezionatosi a Vienna, Matheuz ha trovato in Claudio Abbado un mentore fondamentale, sviluppando una carriera internazionale che lo ha portato sui podi delle più importanti orchestre e teatri del mondo. Già Direttore Principale dell’Orchestra Sinfónica Simón Bolívar e del Teatro La Fenice di Venezia, è oggi Direttore Principale dell’Orchestra dell’Accademia di Musica “Seiji Ozawa” a Tokyo. Il suo repertorio, che spazia da Mozart a Mahler fino al Novecento storico , unisce rigore strutturale e tensione emotiva, qualità particolarmente adatte ad affrontare una partitura estrema come la Sesta sinfonia.

Prossimi concerti da non perdere: venerdì 6 (ore 20.30) e sabato 7 (ore 17.30) febbraio torna sul podio il giovanissimo Alessandro Bonato, considerato uno dei direttori più interessanti di oggi, già alla guida di importanti complessi orchestrali. Con lui il pianista Peter Donohoe per pagine di Verdi, Mozart e Prokof’ev.

-Foto ufficio stampa Orchestra Sinfonica Siciliana-
(ITALPRESS).

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