A Palermo un incontro sui confini tra lavoro e somministrazione illecita della manodopera

Redazione

Sicilia by Italpress

A Palermo un incontro sui confini tra lavoro e somministrazione illecita della manodopera

16 Gennaio 2026 - 19:46

PALERMO (ITALPRESS) – Il sottile confine tra lavoro genuino, appalto lecito e somministrazione illecita di manodopera è stato al centro dell‘incontro che si è svolto oggi nella sede di Sicindustria a Palermo, promosso in collaborazione con lo studio legale Lexia. Un appuntamento rivolto al mondo imprenditoriale, chiamato sempre più spesso a confrontarsi con un quadro normativo e giurisprudenziale complesso, caratterizzato da controlli intensificati e da un crescente ricorso alla risposta penale. A introdurre e moderare i lavori è stato Nino Caleca, Coordinatore del Dipartimento di diritto penale dell’economia di LEXIA: “C’è una forte dialettica tra l’esigenza dell’impresa di esternalizzare segmenti che prevedono un forte utilizzo di manodopera, perché ciò costituisce una diminuzione anche dei costi dell’attività imprenditoriale – ha spiegato – dall’altra parte c’è l’esigenza da parte dello Stato, manifestata anche attraverso interventi legislativi e giurisprudenziali, di colpire con forza quei fenomeni patologici nell’intermediazione della manodopera”.

Fenomeni che non riguardano più soltanto singoli comparti. “Non soltanto nel settore della moda, come ben sappiamo, ma anche nel settore della logistica e in altri settori dove, ripeto, in segmenti lavorativi la manodopera diventa elemento fondamentale”, ha sottolineato Caleca, evidenziando la difficoltà di conciliare le esigenze di efficienza delle imprese con la tutela dei lavoratori e il rispetto delle regole. Il nodo centrale, come emerso nel corso del confronto, è proprio questo: “Come fare in modo che l’esigenza dell’impresa non cozza con l’esigenza dello Stato di tutelare i lavoratori e le persone?”. Una domanda alla quale il legislatore e l’ordinamento stanno rispondendo, sempre più spesso, con strumenti penalistici. “La risposta penale è una risposta che l’Italia ha voluto, ma che è sostanzialmente imposta dall’Unione Europea – ha chiarito Caleca – che ha riscoperto la sanzione penale per risolvere alcuni conflitti. Questa è la novità, non so se positiva o negativa, ma è la novità su cui gli imprenditori devono riflettere”. Una tendenza destinata ad ampliarsi: “Si tornerà alla sanzione penale in moltissimi settori, non soltanto in questo, ma soprattutto nell’ambiente, nell’edilizia e anche nella frutta in commercio. L’Europa ha scelto, è tornata, alla repressione penale per colmare lacune di diritti poco tutelati”.

Un contesto che rende essenziale il dialogo diretto con le imprese, destinatarie principali di questo diritto penale “settoriale”. “I nostri interlocutori sono le imprese, i soggetti che operano sul mercato – ha ribadito Caleca -. Vi è un diritto penale che riguarda la generalità dei cittadini, di cui si parla tantissimo, e vi è un diritto penale settoriale che riguarda ambiti specifici della società italiana, poco attenzionato dalla pubblica opinione, ma che incide soprattutto sugli imprenditori”. Le prospettive non lasciano spazio a sottovalutazioni. “Se accettiamo le direttive dell’Unione Europea, per esempio in materia ambientale, le conseguenze, le sanzioni penali e i nuovi fatti di reato che saranno introdotti saranno di notevolissimo rilievo e colpiranno soprattutto gli imprenditori, così come la nuova normativa sulla frutta in commercio o quella sulla responsabilità 231”, ha aggiunto. Da qui l’obiettivo dell’incontro: “Vorremmo essere pronti a conoscere queste novità, in modo che l’imprenditore non si faccia trovare impreparato di fronte a eventuali controlli”. Il tema assume particolare attualità alla luce delle numerose vicende di cronaca che, negli ultimi mesi, hanno riportato l’attenzione su appalti ritenuti non genuini, “società serbatoio” e presunte somministrazioni illecite di manodopera. Contestazioni che spaziano dalla frode IVA ai profili contributivi, fino alle ipotesi penal-tributarie più gravi. Le cronache nazionali hanno raccontato di indagini con sequestri milionari nei settori della logistica e della GDO, mentre anche in Sicilia sono emerse inchieste su filiere di imprese utilizzate per forniture di manodopera e fatturazioni considerate inesistenti, con impatti rilevanti anche sul piano previdenziale.

Dopo i saluti del direttore Fabrizio Bignardelli, per conto del presidente Luigi Rizzolo, impegnato a Messina per i lavori dell’elezione del nuovo presidente della sezione peloritana di sicindustria, sono intervenuti come relatori Carmela Romano, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Palermo – Dipartimento “Criminalità economica”, Andrea Bellafiore, Senior Associate di LEXIA, e Mattia Caleca, Associate di LEXIA. Nel corso del confronto è stato ribadito come la linea di demarcazione tra appalto lecito “labour intensive” e somministrazione illecita si giochi su elementi concreti e verificabili: autonomia organizzativa dell’appaltatore, gestione effettiva dei lavoratori, esercizio dei poteri datoriali, assunzione del rischio d’impresa e tracciabilità dei processi. È stato richiamato, come caso di studio, un recente provvedimento di archiviazione a Catania, convalidato dal GIP, in cui è risultata decisiva la prova dell’autonomia dell’appaltatore e l’assenza di un indebito vantaggio IVA.

Ampio spazio è stato dedicato ai rischi per le imprese, che non si esauriscono nelle sanzioni lavoristiche o nei recuperi contributivi, ma possono estendersi a contestazioni penali e tributarie quando l’operazione venga interpretata come uno schermo per fatture non genuine o per riduzioni illecite del costo del lavoro. Le verifiche, come emerso, si concentrano sempre più spesso su filiere di appalto e subappalto, soprattutto nei settori ad alta intensità di manodopera. Dalla sessione di domande e risposte sono emerse alcune indicazioni operative in chiave preventiva: rafforzare le attività di due diligence sui fornitori lungo tutta la filiera; strutturare contratti coerenti con l’autonomia dell’appaltatore; garantire la tracciabilità di ordini di servizio, turni e poteri gestionali; prevedere presìdi di compliance, anche in ottica 231, e audit periodici sulle aree più esposte. L’incontro si inserisce nel percorso di Sicindustria a supporto delle imprese sui temi della legalità, della prevenzione del rischio e della corretta gestione dei rapporti contrattuali, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per orientarsi in un contesto di crescente attenzione ispettiva e investigativa.

– foto xd6/Italpress –

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