“Falcone che cosa inutile!”, così il boss vietò a bambina di partecipare a corteo

Redazione

Palermo - L'intercettazione choc

“Falcone che cosa inutile!”, così il boss vietò a bambina di partecipare a corteo
Era il 15 maggio del 2019 e la bambina, 7 anni, insieme ai compagni di classe si preparava a partecipare alle manifestazioni in piazza Magione

20 Luglio 2021 - 12:24

“Falcone, minchia che cosa inutile!”. Maurizio Di Fede, arrestato stanotte dalla Polizia a Palermo nell’ambito del maxi blitz antimafia “Tentacoli” che ha smantellato le famiglie mafiose di Roccella e Brancaccio, era infuriato. Aveva saputo che la figlia di una sua amica avrebbe partecipato con la scuola alle iniziative in ricordo delle stragi di Capaci e via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Un’onta da evitare a ogni costo. “Noi non ci immischiamo con i carabinieri, non ci immischiamo con Falcone e Borsellino… queste vergogne sono”, sentenziò con la madre della piccola, tacciata subito come “sbirra”.

Era il 15 maggio del 2019 e la bambina, 7 anni, insieme ai compagni di classe si preparava a partecipare alle manifestazioni in piazza Magione a Palermo. “É una cosa scolastica… Si prepara da un mese”, provava a farlo ragionare la madre della bimba. Tentativi inutili. “Io mai gliel’ho mandato a mio figlio a queste cose…ma, ora dovrei vedere a mio figlio che… là con Falcone e Borsellino”. E poi c’era il luogo simbolico in cui si sarebbero tenute le iniziative. “E a Magione, perché la sono nati e cresciuti, i cornuti là sono nati! Noi non ci possiamo immischiare le carte con Falcone e Borsellino”, diceva Di Fede, non sapendo di essere intercettato. Giornale in mano leggeva il titolo di un articolo: “Anniversario della strage di Capaci, oltre settantamila studenti pronti a invadere Palermo”, aggiungendo subito dopo rivolto alla donna “Non ti permettere! Ormai lei fa parte della legalità”. La scusa per non mandare la piccola era semplice.

La bambina sta male, ha l’influenza”. Le conversazioni intercettate rendono “l’idea, in modo straordinariamente efficace, di quale sia per Di Fede il livello di compenetrazione in Cosa nostra, nella più cruda accezione di antistato, con la conseguente e rimarcata contrapposizione “della parte dalla quale stanno loro rispetto agli sbirri e massa di carabinieri”. A queste amare considerazioni va aggiunto il fatto che tale modo di pensare viene imposto, anche con le maniere forti, a conoscenti e bambini che a quelle manifestazioni avrebbero volentieri preso parte insieme al resto della scuola”, scrive il gip nell’ordinanza.

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