Il cieco che leggeva la posta e l’invalido che ballava: scoperta truffa all’Inps

Redazione

Palermo - Palermo

Il cieco che leggeva la posta e l’invalido che ballava: scoperta truffa all’Inps
Due le persone arrestate, ai vertici di un progetto criminale, che organizzava truffe ai danni dell'Inps

Il cieco che leggeva la posta e l’invalido che ballava: scoperta truffa all’Inps

14 Gennaio 2020 - 09:48

Avrebbero messo in piedi un’attività illegale, per compiere truffe ai danni dell’Inps. Con questa accusa i finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, al termine di indagini coordinate dalla procura della Repubblica, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip, hanno arrestato R.A. di Terrasini e A.F. di Camporeale, ai vertici di un progetto criminale, avente lo scopo di compiere sistematiche truffe ai danni dell’Inps, a vantaggio di numerosi soggetti che, in cambio di cospicue somme di denaro, hanno ottenuto indennità previdenziali e assistenziali, in realtà non spettanti.

Le indagini hanno consentito di rilevare come i soggetti colpiti dalle misure cautelari – uno dominus dell’intero sistema criminoso, l’altro suo principale collaboratore – si servissero di una fitta schiera di “procacciatori di pazienti” e complici che, a vario titolo, hanno assunto un ruolo all’interno del sistema. Tra di essi sono state identificati e denunciati numerosi soggetti tra dipendenti pubblici, medici generici e specialisti, componenti delle commissioni mediche Asl nonché responsabili di Caf. L’indagine ha messo in evidenza scambi di favori, rapporti inopportuni, vantaggi di varia natura, che hanno costituito l’humus ideale sul quale costruire il sistema illecito.

Gli investigatori hanno, infatti, disvelato un modus operandi consolidato negli anni, talmente collaudato da indurre la platea di interlocutori a ritenere che il ricorso ai servizi offerti dai soggetti arrestati fosse l’unica strada per l’ottenimento delle indebite prestazioni previdenziali. Gli accertamenti disposti dalla procura della Repubblica di Palermo, hanno consentito di individuare gli step seguiti degli indagati, che cominciavano con la ricerca dei “potenziali clienti”, individuando coloro che apparivano “bisognosi” e “disponibili” a richiedere un “aiuto” per ottenere riconoscimenti pensionistici o assistenziali. Stabilito il contatto, gli indagati lo indirizzavano a medici compiacenti che avrebbero redatto i certificati necessari ad attestare la sussistenza delle patologie “utili” per l’ottenimento delle indennità.

Al fine di evitare di sostenere la visita medica collegiale, in alcuni casi, veniva, inoltre, formalmente attestata, l’impossibilità del soggetto ad allontanarsi dal proprio domicilio, servente ad ottenere la visita domiciliare nel corso della quale medici compiacenti avrebbero espresso parere favorevole alla prosecuzione dell’istanza. Avendo, infatti, la possibilità di avere notizie privilegiate, gli indagati preparavano il “candidato” su come poter agevolmente “passare” la visita di controllo (farsi trovare a letto, far aprire la porta da familiari, evidenziare incapacità a deambulare, con luce e tv spenta). Alla liquidazione dei benefici ottenuti dal presunto invalido, si passava alla riscossione del pagamento per la prestazione illecita secondo un tariffario prestabilito pari di solito agli arretrati erogati dall’Inps, tendenzialmente corrispondenti a circa 12 mensilità.

L’operazione “Igea” (dea greca della salute che veniva invocata nell’antichità per la guarigione) ha consentito di smascherare casi eclatanti di falsificazione della realtà quali ad esempio: un invalido totalmente cieco, intento a recuperare nella cassetta postale fuori casa la posta per poi visionarla; diversi invalidi non in grado di deambulare autonomamente, ma in grado di guidare l’autovettura o di recarsi al bar o presso esercizi commerciali in assoluta autonomia; un invalido con indennità di accompagnamento, in grado però di dilettarsi in balli di gruppo.

Agli arrestati vengono contestati i reati di concorso in truffa ai danni dello Stato, truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici, falsità ideologica, traffico di influenze illecite. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro di 100.000 euro pari al profitto illecito al momento quantificato. Nel corso delle perquisizioni, a carico di uno dei due arrestati, R.A., i finanzieri hanno rinvenuto oltre 60 mila euro in contanti. La somma è stata sottoposta a sequestro, in quanto considerata parte del profitto dei reati contestati.

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