Palermo, amianto nel terreno, la Procura chiude il Parco Cassarà

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Palermo, amianto nel terreno, la Procura chiude il Parco Cassarà
Sigilli al nuovo polmone cittadino. Il Comune: "Subito le indagini"

Palermo, amianto nel terreno, la Procura chiude il Parco Cassarà

18 Gennaio 2016 - 00:00

La Procura di Palermo ha sequestrato il Parco Cassarà, il nuovo polmone verde cittadino, inaugurato da pochi anni. Nel terreno, infatti, sono state rinvenute tracce di amianto troppe elevate. Tali da far decidere la chiusura al pubblico a data da destinarsi. Intanto il Comune ha deciso di avviare un’indagine a tappeto su tutti e 26 gli ettari del Parco Cassarà, al termine di una riunione degli assessori Agata Bazzi e Giuseppe Barbera con il comandante della Polizia Municipale Vincenzo Messina, i tecnici del Comune che gestiscono il parco e i dirigenti dell’azienda regionale per l’ambiente (Arpa) e dell’azienda sanitaria provinciale (Asp), convocata immediatamente dopo il sequestro deciso dalla Procura di Palermo. Si è quindi stabilito di andare oltre gli interventi fatti nei giorni scorsi, e cioè la rimozione di materiale contenente amianto rinvenuto sulla superficie del terreno in una sola zona, per verificare le ipotesi avanzate dal procuratore aggiunto Dino Petralia, e cioè che non ci si trova di fronte a episodi di discarica abusiva di questi giorni, bensì al venire in superficie, a causa delle intense piogge, di macerie di vecchi edifici che erano in quell’area molti anni prima che sorgesse il parco. L’Amministrazione comunale intende fare questo esame approfondito per poter poi procedere alla bonifica e restituire ai cittadini la possibilità di godere del parco in assoluta tranquillità. Questo nella certezza che, da quando è stato aperto al pubblico, il parco è sempre stato costantemente monitorato e si è provveduto sollecitamente alla rimozione di tutti i materiali abusivamente abbandonati al suo interno seguendo tutte le regole di massima sicurezza. Legambiente: “Il problema si conosceva da tempo” “Ci stupisce che l’amministrazione comunale sia stata poco attenta alla risoluzione di un problema che si conosceva già da tempo. Legambiente Sicilia – dice Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia – ha plaudito al recupero di questo grande polmone verde, fruito da migliaia di cittadini e si augura che il problema venga risolto nel minor tempo possibile e che il parco Cassarà venga restituito al più presto alla pubblica fruizione. “Quest’ultimo episodio, – sottolinea Fontana – non è purtroppo un fatto isolato. Al di la delle responsabilità di chi deve vigilare, esiste un problema più generale consistente nell’assenza di impianti per il trattamento e smaltimento del cemento amianto. Fino a quando la Sicilia non si doterà di questi impianti, la gran parte di questo rifiuto speciale finirà sempre nei circuiti illegali formando discariche abusive”. La Quarta Circoscrizione: “L’Asp ci aveva detto che era tutto a posto” “La notizia della presenza di polvere di amianto al Parco Cassarà ci lascia sbigottiti”. A parlare è il Presidente della IV Circoscrizione, Silvio Moncada che spiega che “nello scorso mese di febbraio, abbiamo chiesto agli uffici competenti del Comune e all’Asp di avere notizie in merito. L’azienda sanitaria rispose che si stava accertando la presenza di eternit in un’area ben delimitata che per sicurezza era stata transennata e che non vi era alcun pericolo per i cittadini. Adesso invece scopriamo che il pericolo c’era. Chiediamo all’Assessore Bazzi di fare chiarezza sull’accaduto – aggiungono il vicepresidente Antonino Abbate e i consiglieri Serena Potenza e Nino Tuzzolino – e di bonificare tutta l’area, affinchè in tempi brevi uno dei più bei polmoni verdi della città possa essere riaperto e riconsegnato alla città, tornando ad essere la casa dello sport, delle passeggiate dello svago e del relax per migliaia di cittadini. Abbiamo piena fiducia nell’operato della magistratura che saprà certamente accertare tutte le responsabilità”.

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