Monreale, la “lotteria di Natale”, l’offerta per i poveri e la testa girata dall’altra parte

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Monreale, la “lotteria di Natale”, l’offerta per i poveri e la testa girata dall’altra parte
In giro per le vie del Paese i “soliti volti noti”

Monreale, la “lotteria di Natale”, l’offerta per i poveri e la testa girata dall’altra parte

05 Dicembre 2015 - 14:08

Tutto sembra procedere normalmente in questa cittadina, il clima festivo sembra occupare sempre più spazio nelle nostre menti e i commercianti cercano per primi di indurre questa euforia per accattivarsi le grazie dei cittadini all’interno dei loro esercizi.

Ma una mano silente e fastidiosa non elargisce, si protende invece cupa e voluttuosa ancora una volta per cercare di ottenere senza alcun diritto somme da chi a fatica gestisce la grama giornata lavorativa. Sfuggono ad ogni controllo drappelli di piccoli estorsori che con la tiritera della fantomatica lotteria natalizia cercano di ottenere somme per finanziare chissà che cosa quasi giornalmente. Nell’era della crisi, taglieggiare è un affare che può e deve farsi in modo diverso, quasi al confine tra la richiesta di un pizzo e il giocoso clima della tombola che pervade ogni famiglia, così che nessuno possa realmente affermare che sia una velata vessazione.

Appena giorni fa un commerciante è stato pestato (episodio passato quasi in sordina) per il rifiuto a “giocare” proprio una somma apparentemente irrisoria, noi riteniamo che sia la punta dell’iceberg malavitoso e si impone un provvedimento di allerta su questo tipo di eventi “attenuare la gravità del fenomeno mafia sarebbe una follia… c’è nella realtà siciliana chi vuole una realtà diversa” diceva testualmente Piersanti Mattarella nel 1979.

Anche noi vorremmo porre l’attenzione e alzare il livello di guardia, mettere una tacca sulla riva di un fiume che non deve tracimare perché agire da mafioso è il sopruso quotidiano, non è semplice bullismo, ma dietro atteggiamenti quasi di disprezzo si nasconde una logica pericolosa che fa propagare la cultura del male. Non temiamo tanto gli attentati terroristici, non ci spaventa la religione altrui, ma il fare sospetto di chi ci si avvicina in moto cercando di guardare distrattamente dentro le nostre borse e ci chiede se vogliamo comprare un oggetto di marca.

Sono immagini ritagliate dal quotidiano che la dicono lunga su quanto non può essere controllato dalle forze dell’ordine in modo così endemico, la piccola manovalanza che distrugge appartamenti, che devasta le abitazioni di campagna, che smonta le gronde in rame, apre il tema della sicurezza e al tempo quello dell’omertà. Non si può restare sempre muti, spaventati, ma peggio ancora sottomessi a questa gente che ci vuole imporre un atteggiamento di connivenza e di vero terrore culturale. Ma in questo desolato paese non si riescono ad accendere nemmeno le telecamere costate un bel po’ ai contribuenti e inutilmente piazzate per diventare vecchi congegni già obsoleti e miopi.

IL COMMENTO DEL DIRETTORE

Li abbiamo visti. Più di una volta. Qualche giorno fa facevano entra ed esci dai negozi di via Venero. Una cesta piena di prodotti alimentari, un blocchettino con i numeri, un gruzzoletto di euro in mano. A poca distanza un posto di blocco dei carabinieri: “Tranquillo – dice uno di questi “signori” ad un compare – non ci fanno niente”. E così è stato. Li abbiamo poi beccati in via Roma. Sempre con il cesto e i numeri. Qualche giorno fa ci hanno raccontato di questo episodio allucinante, di un commerciante picchiato per non aver comprato il numerino. Altri commercianti in piazza li conoscono benissimo: “Ma non compriamo nessun numero”, si affretta a dirci uno di loro. Noi gli vogliamo credere. La mentalità vincente è questa: non piegarsi, dire no e, soprattutto, non voltare la testa dall’altro lato. Loro sono sempre in minoranza.

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