Lo scandalo della curia trapanese, monsignor Francesco Miccichè iscritto nel registro degli indagati

Redazione

Cronaca

Lo scandalo della curia trapanese, monsignor Francesco Miccichè iscritto nel registro degli indagati
La notifica dal procuratore della Repubblica Marcello Viola e dal sostituto Paolo Di Sciuva

Lo scandalo della curia trapanese, monsignor Francesco Miccichè iscritto nel registro degli indagati

12 Ottobre 2015 - 15:00

L’iscrizione nel registro degli indagati per i reati di diffamazione e calunnia era nell’aria. I relativi avvisi di garanzia però sono stati notificati solo giorni addietro all’ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè, come rivela il quotidiano online Alqalah.

I provvedimenti sono firmati dal procuratore della Repubblica Marcello Viola e dal sostituto procuratore Paolo Di Sciuva. Lo scandalo della Curia trapanese dal 2011 scuote l’ambiente ecclesiale trapanese. Le denunce di monsignor Miccichè, molto conosciuto anche a Monreale, si sono rivelate così false da provocare un boomerang che ha colpito l’ex capo della Curia di Trapani, rimosso nel maggio 2012 da Papa Benedetto XVI. Diffamazione e calunnia che l’ex Vescovo di Trapani avrebbe commesso a danno dell’ex direttore amministrativo della Curia trapanese.

I magistrati hanno ipotizzato il reato di calunnia aggravata, dalla data del 4 novembre 2011 ad oggi, per il vasto eco mediatico che sarebbe stato indotto da monsignor Miccichè al solo fine di screditare l’ex direttore. Il sacerdote era stato al centro del “caso Curia”, ma negli ultimi mesi sono cadute alcune accuse a suo tempo formalizzate nei suoi confronti, ultima quella del riciclaggio. A luglio con il dissequestro dell’ex canonica di Alcamo erano già emersi elementi che facevano ipotizzare le nuove accuse per diffamazione e calunnia nei confronti di monsignor Miccichè. Al sequestro dell’ex canonica di Alcamo infatti la Procura era pervenuta per le dichiarazioni rese dal vescovo Miccichè, che sostenne di avere subito una serie di raggiri da parte dell’ex direttore e di avere subito la falsificazione della propria firma su diversi atti.

Nel provvedimento di dissequestro i magistrati sottolinearono invece come “le dichiarazioni del Miccichè si sono rilevate di scarsa attendibilità”, anzi monsignor Miccichè avrebbe avuto perfetta conoscenza di quegli atti come i magistrati appurarono prendendo conoscenza di un provvedimento della Santa Sede emesso ancora prima della presentazione delle denunce. Poi è arrivata l’archiviazione sempre a favore dell’ex direttore amministrativo della Curia dell’accusa di riciclaggio, anche in questo caso c’era stata la denuncia di monsignor Miccichè.

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