Monreale, il museo del Complesso Guglielmo, quanti dubbi

Raimondo Burgio

Matita di Legno

Monreale, il museo del Complesso Guglielmo, quanti dubbi
Come verranno utilizzate le strutture e soprattutto chi le gestirà?

Monreale, il museo del Complesso Guglielmo, quanti dubbi

21 Agosto 2015 - 13:54

Sono davvero curioso di sapere cosa accadrà negli anni futuri quando avremo il completo funzionamento di questo nuovo museo all’interno del Complesso Guglielmo.

A mio avviso troppi progettisti si sono susseguiti e troppi interventi hanno sensibilmente manomesso la spazialità interna di questo “contenitore” piegandola alle nuove e più contemporanee funzionalità, in barba a tutti i canoni del Restauro. Sono certo che anche stavolta (alla luce dell’esiguo carteggio a disposizione) vedremo un prodotto che attirerà molti strali.

Intanto mi domando se verranno utilizzate le enormi strutture impiantistiche abbandonate sotto l’Antivilla e delle quali nessuno conosce perfettamente il funzionamento. Rifletto sul posizionamento finale della Galleria Sciortino e della donazione Posabella, come sulla sua integrazione nell’intero circuito museale. Non per ultimo mi preoccupano le capacità gestionali della ipotetica società che curerà il bene monumentale. Sono più che certo che alla lunga inizieranno pesanti diatribe e recriminazioni sulla redditività del museo che non staccherà il giusto numero di biglietti per garantire personale e investimenti.

Ancora prima di arrivare a tale genere di problemi, occorre intervenire leggendo già gli attuali fenomeni in atto e svegliarsi nel comprendere la necessità di collegamenti a rete nell’offerta culturale globale, nella attrattività stessa che oggi la Galleria riesce a esprimere, nei collegamenti fisici tra Monreale e Palermo.

A chi si chiede cosa bisogna fare quando non ci sono fondi si potrebbe rispondere con i fatti, ma c’è da dire che un politico non ama mai i tecnici e gli esperti, perché lavorano secondo la logica precipua e rigorosa del profitto culturale. Io mi metterei in gioco semplicemente mutuando il principio teorizzato e applicato in logiche industriali: Impegnarsi sul fronte della Qualità Totale. Un principio di certo estraneo ai miei amici assessori della cittadina normanna, amanti della presenza video di memoria wharoliana e che si sottopongono a produzioni “alla Frank Capra de noialtri”.

Assolutamente impensabile perché non trovo giustificazioni ad una strategia comunicativa paleolitica da “super8” adatta forse per un sottocanale di Youtube realizzato da tredicenni glabri. Di che parlo allora? E’ una filosofia che scardina la logica dei vetusti ordinamenti militari prussiani con decisioni a cascata. Razionalizzare, ancora per molti, equivale a disciplinare, gestire sembra sinonimo di sorvegliare. Le direttrici sarebbero autogenerate nel tentare di agevolare in primo luogo il flusso verso il “servizio” sia nel senso fisico, che per la curiosità dell’offerta culturale proposta (si spera improntata verso una rigenerazione della forma comunicativa).

L’ipotetico responsabile al tavolo di regia dovrebbe sforzarsi di capire la reale incidenza dei servizi offerti sull’ambiente circostante, sulla vita quotidiana della città, le relazioni che verrebbero generate e le percezioni che saremmo in grado di generare e in funzione di tutto ciò elaborare vere e proprie strategie “produttive” o di offerta.

Componente fondamentale sarà quella umana, del personale all’interno della struttura, il quale dovrebbe pensare sempre in termini di sfida quotidiana a medio e lungo termine. Un po’ come si fa dentro grandi aziende come Google, mai statiche, ma che elaborano in continuazione in uno scenario interno creativo e di febbricitante di novità. Ricercare prima e sviluppare poi le “competenze” (skills) del personale da occupare in una sede di lavoro di questo genere è importante. Operando soprattutto secondo una strettissima logica meritocratica e curricolare. L’approccio a una Qualità Totale avrebbe due aspetti fondamentali: da un lato il fronte della produttività, fornendo un servizio ritagliato sul target medio (opportunamente profilato) e dall’altro la capacità adeguata per essere in grado di offrire una esperienza emozionale di qualità.

Io ho le idee chiare, non sarebbe facile, ma almeno ho una precisa strada da seguire, certo che i risultati potrebbero essere tangibili efficaci e misurabili nelle fruttuose ricadute per l’intera cittadina.

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