Monreale ricorda il “suo” capitano Mario D’Aleo

Redazione

Cronaca

Monreale ricorda il “suo” capitano Mario D’Aleo
Cerimonia di commemorazione nel 32° anniversario dalla morte

Monreale ricorda il “suo” capitano Mario D’Aleo

13 Giugno 2015 - 11:00

C’è la solita commozione ed il solito silenzio davanti la lapide che commemora il capitano Mario D’Aleo, ucciso dalla mafia in un attentato a Palermo insieme all’appuntato Giuseppe Bommarito ed al carabiniere Pietro Morici in via Scobar, 32 anni fa. Davanti alla lapide che ricorda l’attentato, le autorità civili, religiose e militari in alta uniforme ed alcuni familiari delle vittime. Il vescovo della diocesi di Monreale, Michele Pennisi, ha ricordato il capitano, citando anche Emanuele Basile, ucciso dalla mafia tre anni prima di D’Aleo. Il capitano aveva ereditato le indagini che aveva avviato il suo predecessore, sui traffici illeciti gestiti dalle famiglie mafiose di San Giuseppe Jato, Altofonte e Monreale. Aveva approfondito indagini dirette a colpire gli interessi mafiosi nella zona, anche tramite fermi ed arresti, dimostrando pubblicamente di volere compiere il suo dovere, senza farsi condizionare dal potere mafioso acquisito dai boss e dal pericolo delle loro ritorsioni. Il primo segnale il giovane Capitano lo ricevette il 7 gennaio 1982, quando arrestò Giovanni Brusca, responsabile di alcuni attentati intimidatori, allora rampollo della famiglia di San Giuseppe Jato, che era agli inizi della sua carriera criminale e oggi collaboratore di giustizia. Il nonno del boss, Emanuele Brusca, si presentò allora in caserma per “rimproverare” il giovane Capitano per quello che aveva fatto al nipote che definiva “un bravo ragazzo”. La mafia uccidendo D’Aleo volle fermare l’azione dello Stato che avrebbe potuto ledere gli interessi ed il prestigio di Cosa Nostra sul territorio, tra l’altro, l’Ufficiale stava mettendo in pericolo la latitanza di due boss del calibro di Bernardo Brusca e Salvatore Riina. I colleghi e quanti hanno avuto l’onore di conoscerlo, lo ricordano per le indagini sulle cosche mafiose ma anche per il suo sorriso che lo contraddistingue in ogni foto scattatagli durante la permanenza in Sicilia, velato dalla malinconia di chi presagisce la sua sorte. Alle due cerimonie di via Scobar e di via venero a Monreale, erano presenti: il Prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo; il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il vice commissario dello Stato per la Regione Siciliana il Prefetto Rita Leonardi; il Presidente della Corte D’Appello di Palermo, Gioacchino Natoli; il Presidente del Tribunale di Palermo, Salvatore Di Vitale; il Presidente di Sezione, Matteo Frasca; il Comandante della Legione Sicilia, Generale di Brigata Giuseppe Governale; in rappresentanza del Questore di Palermo il dottor Giuseppe Bellassai; il Comandante Provinciale Carabinieri di Palermo, colonnello Giuseppe De Riggi; il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, colonnello Giancarlo Trotta;  il colonnello Pierluigi Solazzo e il capitano Paolo Del Giacomo della compagnia di Monreale; il Sindaco Monreale, Piero Capizzi; gli assessori Giuseppe Cangemi e Sandro Russo; i familiari delle vittime; rappresentanti dei Carabinieri, Polizia di Stato, Forze Armate, Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana; gli studenti delle scolaresche dell’istituto comprensivo “Rettore Evola” di Balestrate, dell’istituto superiore “Mattarella-Dolci” di Castellammare del Golfo, dell’istituto superiore Danilo Dolci di Partinico, dell’istituto superiore “Caruso” di Alcamo; l’Associazione Nazionale Carabinieri, Palermo e Monreale e Associazione Nazionale Polizia di Stato, Palermo e Monreale.

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