Migranti/6, pelle scura e puzzano: così erano definiti gli italiani che sbarcavano in America

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Migranti/6, pelle scura e puzzano: così erano definiti gli italiani che sbarcavano in America
Era il 1912, valigia di cartone e pochi stracci dentro: si tentava la fortuna nel Nuovo Mondo

Migranti/6, pelle scura e puzzano: così erano definiti gli italiani che sbarcavano in America

16 Aprile 2015 - 09:00

Sono trascorsi 103 anni. Scriveva così l’ispettore per l’Immigrazione al congresso americano, raccontando le migliaia di sbarchi che avvenivano ormai quotidianamente negli Stati Uniti. A, leggerla bene, queste parole appaiono quanto mai attuali e possono darci lo spunto per riflettere. Perché tra queste persone che hanno affrontato un lungo viaggio, senza soldi e con pochissime cose, ci sono, magari, nostri parenti e famiglie che hanno fatto fortuna.

Ecco il testo integrale:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali. Si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purché le famiglie rimangano unite e non contestano il salario.

Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

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