Altofonte, la storia di Marta, che alle aule dei tribunali ha preferito la pastorizia

Vincenzo Ganci

Regione

Altofonte, la storia di Marta, che alle aule dei tribunali ha preferito la pastorizia
A 21 anni decide di lasciare l'università per dedicarsi a quello che la famiglia fa da generazioni

07 Gennaio 2015 - 10:00

Marta, vive e lavora in contrada Valle Fico ad Altofonte, “Il mio futuro – racconta a Repubblica – sta dove c’è il mio passato”, ed è per questo che a 21 anni ha deciso di lasciare l’università per dedicarsi a quello che la sua famiglia si tramanda da cinque generazioni. Di certo non è una vita facile. Sveglia ogni mattina alle 5 per la mungitura, non ci sono feste né giorni di riposo, il lavoro giornaliero finisce quasi a mezzanotte, eppure Marta è felice, “Nessun rimpianto o pentimento – afferma – se c’è passione si supera tutto, niente pesa e si arriva a sera soddisfatti di quello che si è fatto”.

Confessa che se non avesse deciso di tornare nei posti dove da piccola andava con il nonno a guardare le pecore, sicuramente avrebbe fatto l’avvocato. Ma lei non si guarda indietro e fiera, continua a parlare mentre lavora il latte rigorosamente crudo: “È vivo, l’espressione diretta del territorio, racchiude tutta la biodiversità che ci circonda. È più gustoso e il sapore cambia al variare delle stagioni, non è standardizzato come quello pastorizzato”.

“Ho scelto di non dare mangimi ai miei animali e quindi la quantità di latte è modesta. Però riesco a vivere di questo lavoro. Dispongo di più latte da novembre ad aprile che mi consentono, non sempre, dipende dall’annata, di compensare il guadagno inferiore in quelli estivi, quando la disponibilità di latte cala drasticamente”. La piccola produzione di Marta riesce a soddisfare qualche bottega di Palermo e Belmonte Mezzagno, ad aiutarla il papà Giovanni e a volte anche la mamma Mimma. Ma la giovane e intraprendente Marta non si ferma qui. Ha le idee chiare, le piacerebbe insegnare e allora, il suo prossimo obiettivo è la fattoria didattica.

“Oggi i bambini associano il formaggio al latte -spiega- ma non hanno idea di come ci si arrivi. Mostrare il processo, portarli in mezzo al gregge è il modo migliore per far capire le qualità, il valore del formaggio. Solo così potranno conservarne la memoria e imparare a nutrirsi bene”.

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