Le “piaghe di Monreale”: la grandine di fuoco e le macchine volanti

Sergio Calderaro

Dal paese di Frodo

Le “piaghe di Monreale”: la grandine di fuoco e le macchine volanti
Resta ormai poco alla conclusione dello scritto di Sergio Calderaro, un nostro lettore. Che oggi racconta il dramma degli incendi, rivisitato a modo suo

Le “piaghe di Monreale”: la grandine di fuoco e le macchine volanti

27 Dicembre 2014 - 12:00

Avete già capito che le piaghe che colpivano il vecchio paese erano in qualche modo collegate alle classiche e più consuete piaghe bibliche e anche se in qualche modo le ricordano in qualche caso esse erano molto diverse, ma non per questo meno devastanti. Una certamente impressionante era quella della “grandine di fuoco”. In che cosa consisteva? Era la caduta apparentemente casuale di piccole, ma intense fiammelle che quasi certamente venivano dal cielo, come sostenevano gli anziani, ma che, una volta arrivate a terra, producevano dei roghi vastissimi e pressoché incontrollabili. Che venissero dal cielo era certo credenza comune e ormai assodata, anche perché, tutti si chiedevano, se non vengono dal cielo da dove volete che vengano? All’osservazione che qualcuno faceva “ma perché allora non si vedono cadere” la pronta risposta era: “sono talmente veloci che neanche si vedono arrivare”.

Fatto sta che il fenomeno si ripeteva con grande regolarità nei tempi, ma non nei modi. Nel corso del mese di giugno una prima ondata di grandine di fuoco colpiva, quasi a titolo dimostrativo, uno o più campi; in alcuni casi erano campi di sterpaglie, in altri appezzamenti di terreno coltivato, in altri gruppi di alberi, in altri ancora tratti di bosco. Poi, col procedere della stagione, come è logico, aumentavano di numero e di proporzioni, colpendo con violenza grossi appezzamenti di terreno o interi boschi o intere riserve di macchia locale oppure tutte queste cose insieme. Il fenomeno in verità non colpiva però solo lo sventurato paese ed i suoi dintorni, ma questo flagello era democraticamente e spaventosamente diffuso in tutta l’ isola di cui faceva parte anche il vecchio paese. Un’altra cosa da precisare è che i giorni preferiti erano dapprima apparentemente casuali, poi, via via, la grandine colpiva preferibilmente il sabato o la domenica e se, per un certo tempo scoppiavano di mattina, col passare degli anni il fenomeno si presentava soprattutto nelle ore notturne.

Dal 15 Giugno fino al mese di ottobre per anni funestarono la vita dei Monrealesi  terrorizzati dalle sirene, asfissiati dal fumo, dal puzzo di “abbrucio”, attanagliati dall’angoscia. Era questo il chiaro segno che si trattava di un fenomeno sovrannaturale e che quindi non c’era un rimedio che potesse prevenire, ma solo che potesse curare. Siccome la pioggia di fuoco veniva dall’alto, grandi e intelligentissimi uomini pensarono che la cura doveva venire anch’essa dal cielo e studiarono un mirabile sistema per far cadere sopra i fuochi accesi una sorta di pioggia artificiale, lanciata da organizzate e stupefacenti macchine volanti. Costavano un po’, è vero, ma il risultato era quasi sempre di grande e certamente spettacolare successo. Quando finì questo flagello non so dirvelo perché, come al solito, lo scritto non è completo.

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