Sequestrati beni per mezzo miliardo di euro all’imprenditore monrealese Calcedonio Di Giovanni

Redazione

Cronaca

Sequestrati beni per mezzo miliardo di euro all’imprenditore monrealese Calcedonio Di Giovanni
La sua scalata al successo grazie alla mafia. Operazione della Dia di Palermo e Trapani: tra i beni sequestrati, centinaia di villette del villaggio Kartibubbo

27 Ottobre 2014 - 10:00

Il suo successo sarebbe stato legato “indissolubilmente intrecciata con i destini delle famiglie mafiose di Mazara del Vallo”. La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani accoglie la proposta della Dia di Palermo e Trapani e mette sotto sequestro l’impero economico dell’imprenditore monrealese Calcedonio Di Giovanni: un valore strabiliante di 500 milioni di euro.

Tra questi, ci sono anche un centinaio di case nel villaggio vacanze Kartibubbo a Campobello di Mazara. Ed è proprio a Kartibubbo che, secondo l’accusa, sarebbe emerso “il collegamento di Di Giovanni con uno dei principali artefici del riciclaggio internazionale, ossia Vito Roberto Palazzolo”. “Il villaggio Kartibubbo viene rilevato dal Di Giovanni – si legge nel provvedimento del Tribunale presieduto da Piero Grillo  – da potere del Palazzolo, con un notevole investimento posto in essere in un momento in cui Di Giovanni era del tutto sfornito di redditi leciti”. Il villaggio, dunque, sarebbe stato costruito con i soldi della mafia che il finanziere, per anni latitante in Sudafrica, ha riciclato agli ordini dei padrini corleonesi.

Di Giovanni, viene descritto come “imprenditore spregiudicato” entrato in affari anche con mafiosi di Castelvetrano, ad esempio Filippo Guttadauro, cognato di Matteo Messina Denaro, e in contatto con Pino Mandalari, il commercialista di Totò Riina. Gli investigatori non sono teneri con lui. “L’esistenza di collegamenti fra mafia, massoneria e affari trasuda – scrivono – da tutti gli atti di questo procedimento nella parte in cui viene in ballo il ruolo degli istituti di credito preposti al controllo dell’avanzamento dei lavori finanziati. Vennero erogate immense quantità di denaro in assenza totale di controlli e qualche volta con la chiara dimostrazione agli atti dell’assenza dei presupposti per continuare a finanziare l’opera”.

Per tracciare la presunta pericolosità sociale di Di Giovanni gli uomini della Dia raccontano il suo recente tentativo di sottrarre il patrimonio alla scure delle misure di prevenzione. Quattro mesi fa, nel giugno 2014, avrebbe costituito in Inghilterra la società “Titano real estate limited” che si occupa di gestione di villaggi turistici con domicilio fiscale italiano nel villaggio Kartibubbo. L’amministratore della società, un mazarese, il mese scorso ha aumentato il capitale. Si è passati dagli originari 100 euro agli 11 milioni di euro versati dal socio “Compagnia immobiliare del Titano” con sede a San Marino. I soldi riguardano il ramo di azienda costituito da un centinaio di immobili nel villaggio turistico. Una manovra organizzata da Di Giovanni, sostiene l’accusa, per evitare il sequestro e mantenere saldo in mano il potere.

Ed invece il sequestro si è abbattuto sul patrimonio che comprende decine e decine di terreni e case in provincia di Trapani e Palermo. E una sfilza di società: “Titano real estate limited, “Compagnia immobiliare del Titano”, Il Cormorano, Fimmco, “Campobello park corporation, “Immobiliare La Mantide”, “Associazione orchidea club, “Selinunte country beach, alcune quote del “Selene residence” di Campobello di Mazara, “Parco di Cusa vita e vacanze, Dental house, Numidia srl. Molte di queste società erano già in liquidazione.

I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

Calcedonio Di Giovanni, 75 anni, ex dipendente regionale, secondo l’accusa sarebbe legato in affari con le famiglie mafiose del mandamento di Mazara del Vallo (Tp). Il patrimonio sequestrato a Di Giovanni comprende 20 società del settore immobiliare e le relative aziende, 547 immobili, 12 tra auto e moto, 8 rapporti bancari.

La Dia ha apposto i sigilli a cento villette costruite in località Kartibubbo, che sarebbero state finanziate occultamente dal boss Vito Roberto Palazzolo. I sigilli sono scattati anche per immobili a Monreale, dove è nato e vive Di Giovanni, per un villaggio in Ingnilterra (la Titano real estate limited), per un’azienda di detersivi a Castelvetrano e per conti correnti e auto di lusso intestate alla famiglia.

Gli investigatori hanno ricostruito che nei primi anni ’70, Di Giovanni, insospettabile parente di Calcedonio Bruno, spietato killer a servizio del capo della mafia mazarese Mariano Agate, rilevava da Vito Roberto Palazzolo con un grosso esborso finanziario un enorme complesso edilizio a destinazione turistica a Campobello di Mazara nel quale erano stati investiti notevoli capitali, proventi del traffico di droga e contrabbando di sigarette gestiti da Cosa nostra trapanese e palermitana. Più collaboratori di giustizia hanno dichiarato che Di Giovanni era portatore di interessi delle cosche mafiose siciliane, evidenziando i suoi collegamenti con il noto commercialista Giuseppe Mandalari e la massoneria non ortodossa. Gli investigatori, guidati dal capo della Dia di Palermo, il colonnello Riccardo Sciuto, e il responsabile della sezione operativa Dia di Trapani, tenente colonnello Rocco Lopane, hanno ricostruito che nei suoi complessi turistici avrebbe ospitato anche latitanti mafiosi.

Diversi i finanziamenti pubblici ottenuti da Di Giovanni, coinvolgendo nei suoi progetti anche Filippo Guttadauro, fratello del capo mafia palermitano Giuseppe e cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro.

In passato è stato condannato per abusi edilizi, occupazione abusiva di suolo pubblico e furto di energia elettrica. A Kartibbubbo, negli anni ‘90, una turista morì folgorata in una delle villette del villaggio perché l’impianto di energia elettrica non era a norma. Di Giovanni fu processato per omicidio colposo, ma poi il reato andò prescrizione.

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