Non riceve la notifica della sentenza: monrealese finisce in carcere

Redazione

Cronaca - La vicenda

Non riceve la notifica della sentenza: monrealese finisce in carcere
I fatti risalgono al 2 ottobre 2020, quando i carabinieri di Monreale si presentano presso la abitazione di un 60enne

Non riceve la notifica della sentenza: monrealese finisce in carcere

03 Aprile 2021 - 17:42

Una notifica dell’ufficiale giudiziario non arrivata, è costata ben sette mesi di custodia tra carcere e domiciliari ad un uomo di 60 anni, L.F.M., condannato per violazione di norme urbanistiche. Per l’uomo, che in pratica non ha mai ricevuto la notifica dell’ufficiale giudiziario il tribunale, ha disposto oggi l’immediata liberazione. I fatti risalgono al 2 ottobre 2020, quando i carabinieri di Monreale si presentano presso la abitazione di L.F.M 60enne, per notificare un ordine di carcerazione per espiare la pena di un anno a seguito di una sentenza di condanna per violazione di norme urbanistiche. La sentenza, infatti, emessa dal tribunale penale di Palermo non risultava essere stata gravata da appello nei termini, in quanto secondo le relate di notifica dell’ufficiale giudiziario al domicilio dichiarato, l’imputato era sempre risultato irreperibile e la notifica del deposito della sentenza era stato effettuato presso lo studio di un avvocato nominato di ufficio.

Ma la beffa non finisce qui. La stessa ordinanza di sospensione provvisoria della esecuzione disposta dalla Procura della Repubblica, veniva notificata al domicilio di un avvocato nominato d’ufficio, e il 60enne veniva sottoposto al regime di detenzione in carcere. Provvedimento poi modificato dal magistrato di sorveglianza, che ha accolto l’istanza di detenzione domiciliare presentata dai difensori successivamente nominati, Salvino Caputo e Giada Caputo.

La difesa con il ricorso alle indagini difensive, è riuscita a dimostrare che L.F.M. era reperibile in quanto residente nello stesso indirizzo con il proprio nucleo familiare sin dal 1999 e che tale domicilio era noto alle forze dell’ordine, in quanto vi aveva eletto domicilio ai fini processuali e agli uffici dell’anagrafe cittadina. Inoltre i difensori hanno dimostrato che l’imputato non era stato messo nelle condizioni di partecipare al processo per le mancate notifiche e quindi tutto il dibattimento si era celebrato in sua assenza. La stessa sentenza era stata notificata ad un difensore nominato di ufficio che non ha comunicato al condannato nè il provvedimento di deposito nè l’avviso emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo.

“Abbiamo così deciso di presentare un incidente di esecuzione – spiega il legale Salvino Caputo – chiedendo la sospensione dell’ordine di carcerazione”. Richiesta accolta dal tribunale di Palermo, che ha concesso nuovi termini per presentare le ulteriori istanze ala Corte di Appello di Palermo, per l’ulteriore proseguimento. “Spesso la irritualità delle notifiche e la mancata e seria verifica della effettività del domicilio determinano conseguenze gravissime. Ad oggi – hanno dichiarato Salvino Caputo e Giada Caputo – possiamo affermare che L.F.M. ha espiato ben 7 mesi di custodia tra carcere e abitazione senza essere stato messo – certamente non per propria colpa – nelle condizioni di partecipare al processo e di proporre appello”.

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